Home Economy Iran, il prezzo del petrolio in aumento a seguito degli attacchi

Iran, il prezzo del petrolio in aumento a seguito degli attacchi

Iran, il prezzo del petrolio in aumento a seguito degli attacchi

Il recente attacco militare congiunto di Stati Uniti e Israele all’Iran, avvenuto nel fine settimana, ha prodotto un immediato effetto sui mercati globali del petrolio. Gli operatori finanziari e gli analisti indicano che “potrebbe essere il preludio di un periodo di incertezza più lungo del previsto”. Nel corso della prima sessione di contrattazione, il prezzo del Brent – il riferimento internazionale – ha raggiunto un massimo del +13%, venendo poi scambiato a 78,80 dollari al barile con un progresso dell’8,28%. Il West Texas Intermediate (Wti), invece, ha registrato un rialzo del 7,79%, attestandosi a 72,24 dollari. Nel corso della stessa giornata, il Brent con consegna ad aprile è salito fino a 82,37 dollari (+14%), livello più alto da gennaio 2025, prima di restituire parte dei guadagni e fermarsi su un incremento vicino al 9%.

Lo Stretto di Hormuz: un nodo nevralgico globale

L’Iran è tra i principali fornitori mondiali di petrolio e la situazione si è ulteriormente aggravata dopo la decisione, comunicata dal governo iraniano, di limitare la navigazione nello Stretto di Hormuz a seguito degli attacchi che hanno portato anche all’uccisione della Guida suprema, Ali Khamenei. Lo Stretto di Hormuz rappresenta una via marittima di cruciale importanza: attraverso di esso transita circa un quinto del petrolio estratto giornalmente a livello globale (20 milioni di barili) e quasi il 20% del gas naturale liquefatto, soprattutto proveniente dal Qatar. Secondo quanto riferito nelle fonti, almeno tre petroliere sono state danneggiate nella regione, e i maggiori spedizionieri navali hanno annunciato l’intenzione di evitare la traversata dello stretto.

Le ripercussioni su mercati finanziari e carburanti

Oltre agli effetti immediati sul petrolio, le tensioni hanno inciso sui prezzi della benzina e del gasolio. Il Codacons ha fatto sapere che “le quotazioni di petrolio e gas sono già schizzate al rialzo, con i primi effetti sui listini dei carburanti”. Il prezzo medio della benzina in modalità self in Italia è salito da 1,672 euro al litro (27 febbraio) a 1,681 euro/litro (2 marzo), mentre il gasolio è passato da 1,723 a 1,736 euro al litro nello stesso periodo. Il Codacons segnala che “i listini non hanno ancora pienamente risentito dell’impennata delle quotazioni: nei prossimi giorni, se i prezzi del petrolio non invertiranno il trend, i listini alla pompa di benzina e gasolio rischiano di subire sensibili incrementi, con effetti diretti sul pieno”.

Effetti sulla logistica, sulle tariffe energetiche e l’economia globale

La crisi nello Stretto di Hormuz ha provocato anche una crisi della logistica globale, con possibili conseguenze per i prezzi al dettaglio di molti prodotti: le difficoltà di transito delle navi commerciali, sottolinea il Codacons, rischiano di aumentare i costi di trasporto a livello internazionale e di trasferirsi “sui consumatori attraverso i prezzi al dettaglio dei prodotti trasportati”. Sul fronte dell’energia, le quotazioni dell’indice Ttf (gas) sono salite del 25% a 39,85 euro/MWh, il valore più alto da febbraio 2025. Un andamento che “potrebbe presto essere trasferito sulle tariffe praticate in bolletta a famiglie e imprese, con un incremento generalizzato della spesa sia per il gas che per l’energia elettrica”.

Impatto sui mercati finanziari internazionali

Le Borse asiatiche hanno reagito con nette flessioni: Tokyo ha chiuso a -1,35%, Hong Kong a -2%, Shenzhen a -0,6%, Seul a -1% e Mumbai a -1,8%. L’unica eccezione è stata Shanghai (+0,5%). In calo anche i future americani a Wall Street. In parallelo, si è assistito a una forte corsa ai cosiddetti beni rifugio: l’oro è salito dell’1,6% a 5.362 dollari l’oncia e il dollaro si è rafforzato dello 0,4% rispetto ai principali partner commerciali. Il mercato valutario ha visto anche uno yen deprezzato sul dollaro a 156,80 e stabile sull’euro poco sopra 184.

Prospettive e preoccupazioni future

Secondo diversi analisti, “se la situazione di blocco dovesse persistere”, il prezzo del petrolio potrebbe raggiungere soglie comprese tra 100 e 120 dollari al barile, con “effetti a cascata sui costi di carburanti ed elettricità”. I ritardi nelle consegne di gas naturale liquefatto preoccupano particolarmente Europa e Asia. Secondo l’esperto Norbert Rucker, “le implicazioni di questo conflitto per l’economia mondiale dipendono dal flusso di petrolio e gas attraverso lo Stretto di Hormuz… Lo scenario più temuto non è la sua chiusura, ma un grave danno alle infrastrutture chiave della regione per il petrolio e il gas”. L’incertezza rimarrà dunque elevata nei prossimi giorni, mentre i governi e operatori internazionali osservano con attenzione ogni evoluzione dello scenario nel Medio Oriente.