Nella notte di Capodanno, un devastante incendio scoppiato nel bar Le Constellation di Crans-Montana ha causato la morte di 41 persone, tra cui sei italiani, e il ferimento di almeno 116 individui. La tragedia ha avuto un impatto enorme sull’opinione pubblica, generando numerose domande sulle misure di sicurezza, sulla gestione dell’emergenza e sulle responsabilità delle persone coinvolte nella conduzione del locale.
Proprietari del locale, Jessica e Jacques Moretti, sono attualmente indagati per reati gravi come omicidio colposo, incendio doloso e lesioni personali colpose. In questi giorni, entrambe le figure stanno collaborando con le autorità competenti nell’ambito delle indagini in corso — anche a fronte di interrogatori che coinvolgono numerosi avvocati e funzionari comunali. Jacques Moretti, in occasione dell’interrogatorio del responsabile della sicurezza comunale Christophe Balet, ha dichiarato pubblicamente: “Penso ogni istante alle vittime”. Il contesto giudiziario sta coinvolgendo anche istituzioni internazionali, tra cui la Procura di Roma e il Ministero pubblico del Canton Vallese, chiamate a coordinare le fasi di indagine e la raccolta delle prove in ambito transfrontaliero.
La versione di Jessica Moretti: “Non sono scappata con la cassa”
Nelle ultime ore Jessica Moretti ha scelto di parlare, sia attraverso una lettera inviata ai dipendenti sia in un’intervista dedicata. Al centro delle sue affermazioni vi è la necessità di smentire alcune “gravi menzogne” circolate sui media, tra cui quella che la vede protagonista di una fuga dal locale con i soldi la notte del rogo. “Sono state dette molte menzogne su di noi dalla stampa, come quella sulla mia fuga con la cassa e i soldi – spiega – Una notizia non vera.” Specifica inoltre: “Eravamo lì, di fronte al caos, terrorizzati da scene di guerra, cercando di fornire assistenza, soprattutto ad alcuni di voi.” La gestione della comunicazione con i dipendenti, secondo quanto riportato nella lettera, è risultata complicata dalle indagini in corso, che hanno imposto un prolungato silenzio. Jessica e Jacques Moretti scrivono: “A causa delle indagini in corso siamo stati costretti ad astenerci dall’esprimere le nostre più sentite condoglianze subito dopo questa tragedia… Il sospetto di collusione nei nostri confronti ci ha portato a interrompere ogni rapporto, rendendo questa prova ancora più insopportabile.”
Jessica Moretti sottolinea, sia nella lettera che nell’intervista, che il loro dolore per la perdita delle vittime è sincero e costante: “Anche noi abbiamo perso delle persone. E penso a tutte le vittime. Siamo qui per le indagini, lo dobbiamo a loro.” L’impegno dichiarato dai proprietari è quello di non sottrarsi alle responsabilità: “L’impegno che ci prendiamo è quello di essere presenti al procedimento, di non sottrarci alle nostre responsabilità e di contribuire alle indagini.” Rivolgendosi alle famiglie delle vittime, Moretti ribadisce: “Le vittime hanno il diritto di dire tutto, perché sono vittime. E lo accetto, ma allo stesso tempo spero che le indagini contribuiscano ad accertare i fatti e a far luce sulla vicenda.”
Il figlioccio dei Moretti: “Mai ricevuta formazione specifica per gestire le emergenze”
A complicare ulteriormente il clima, sono arrivate le dichiarazioni di Jean-Marc Gabrielli, figlioccio dei Moretti e gestore di un altro locale riconducibile alla coppia, che ha riferito di non aver mai ricevuto alcuna formazione specifica per la gestione delle emergenze presso Le Constellation. Ciò si inserisce tra le possibili criticità relative all’organizzazione e alla sicurezza durante la notte della tragedia — già oggetto di indagine da parte della magistratura svizzera. Inoltre, alcuni lavoratori, come il cameriere Gaetan, hanno lamentato un’assenza di contatti dopo l’accaduto, sottolineando il senso di abbandono provato nei primi giorni dopo il rogo.
Nel tentativo di rassicurare il personale e chiarire ulteriori questioni emerse in queste settimane, nella lettera ai dipendenti i coniugi Moretti affermano che “gli stipendi sono stati pagati il 6 gennaio”, pur dovendo affrontare il blocco di tutti i conti aziendali e personali disposto dalla magistratura. Scrivono: “Speriamo che la Procura acconsenta a una revoca parziale del blocco per il pagamento urgente di questi importi”. Invitano inoltre i lavoratori che non avessero ancora ricevuto il salario a comunicare tramite i propri avvocati i dati bancari necessari per procedere con i pagamenti.
