Milano-Cortina 2026, tocca a Varnier far ripartire la macchina

Sul nome di questo manager nessuno ha dubbi o perplessità: ma chi sono i vincitori e i vinti dal punto di vista politico?

Dovrebbe arrivare in giornata la nomina ufficiale da parte del Presidente del consiglio, Giorgia Meloni, del nuovo amministratore delegato di Milano-Cortina 2026. Il nome, si sa, è quello di Andrea Varnier attuale ad di Filmmaster events ma da decenni legato al mondo olimpico ed al Cio.

Varnier già direttore degli eventi di Torino 2006 e Rio 2016

Varnier infatti è stato già direttore degli eventi della precedente olimpiade invernale italiana, quella di Torino 2006, ha collaborato con quella estiva di Pechino 2008 ed è stato uno dei principali consulenti nelle cerimonie di apertura e chiusura di Rio 2016.

Insomma, un uomo perfettamente inserito nella macchina olimpica di cui conosce persone, pregi e difetti.

Sul nome quindi di questo manager nessuno ha dubbi o perplessità

Tocca a lui far partire una macchina che in questi 40 mesi passati dal momento dell’assegnazione (era il giugno 2019) di fatto è stata ferma o quasi, bloccata dalle lotte interne e dallo scarso gradimento di tutti gli enti coinvolti verso il suo predecessore, Vincenzo Novari.

Draghi poi ha lasciato al governo attuale il compito di effettuare la scelta definitiva. Sul nome quindi di questo manager nessuno ha dubbi o perplessità; resta però da chiedersi chi siano vincitori e vinti dal punto di vista politico di questa decisione. Tutte le vicende legate infatti ai giochi lombardo-veneti hanno visto contrapporsi nei soliti giochi di potere politici e personali personaggi ed enti, ognuno volenteroso di ritagliarsi la posizione principale: c’è il governo, il Coni, due regioni (Lombardia e Veneto, con i rispettivi governatori) ed il comune di Milano con l’ingombrante figura di Beppe Sala.

La nomina di Varnier di fatto azzera tutte queste lotte interne; la scelta di Abodi, e di Giorgia Meloni, sembra infatti seguire quella linea della scelta di «tecnici» (come successo in alcuni importanti ministeri dell’esecutivo) sopra ogni parte e sopra ogni sospetto. Insomma, nessuno dei precedenti enti sopra citati potrà vendere come «proprio» questo manager. Di sicuro però Sala in questa partita non ha giocato nessuna delle sue carte, come invece aveva sempre fatto o provato a fare.

D’altronde con un governo di centrodestra era impossibile pensare che alla guida della Fondazione potessero mettere persone di sua segnalazione o gradimento, come Michele Uva, o come era stato Novari.

I leghisti invece (tra Veneto e Lombardia) non hanno posto veti

I leghisti invece (tra Veneto e Lombardia) non hanno posto veti, consapevoli che lo stati attuale dei lavori è clamorosamente deficitario e più che avere una «bandierina» serve evitare figure olimpiche.

C’è infatti da correre. E parecchio. Oltre ai lavori da far partire, non avanzare, ma proprio partire, Varnier avrà anche l’ingrato compito di accelerare la campagna di ricerca degli sponsor, al momento ferma quasi al palo.

Insomma, possiamo dire che alla fine l’unico vero vincitore è il Ministro Abodi e la sua scelta fatta rapidamente all’insegna della competenza.