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Atp Finals di Torino, bilancio ko. Ma ora abbiamo un anno per fare meglio

Per le Atp Finals di Torino è giunto il momento del bilancio per la prima edizione «italiana». E, purtroppo, non è positivo

Adesso che si sono spenti i riflettori sulle Atp Finals di Torino è giunto il momento dei bilanci per la prima edizione «italiana». E, purtroppo, il bilancio non è positivo. Certo, non è tutta colpa degli organizzatori e della struttura ma, stando ai racconti di diversi addetti del settore e anche raccogliendo le testimonianze di chi c’è stato (da spettatore) i problemi sono stati parecchi.

Atp Finals di Torino, il Pala Alpitour non è all’altezza

Innanzitutto la struttura. Il Pala Alpitour, con il massimo rispetto, non è per nulla paragonabile alla O2 Arena di Londra e ancor meno alla Qizhong Forest Sport City Arena di Shanghai, le sedi precedenti delle Atp Finals. I bagni, i bar, la struttura in generale, i parcheggi, insomma, un livello magari per noi italiani abituale non però per chi frequenta il circus del tennis in giro per il mondo ed è abituato a palazzetti di altro spessore.

Una pochezza che ha sconcertato diversi ospiti vip invitati da questo o quello sponsor (che hanno sborsato delle gran quantità di quattrini) e si sono trovati davanti ad un trattamento che con le «lounge» non ha nulla a che vedere: nessun parcheggio vip, nessuna fila privilegiata all’ingresso (ma come tutti una bella oretta sotto l’acqua per chi si è sorbito le gare nei primi giorni disturbati anche dal maltempo) e dei pasti serviti in piatti e posate di plastica che hanno fatto storcere più di un naso. Insomma, che era abituato alle ospitality di Wimbledon o del Roland Garros si è trovato spiazzato, per non dire disturbato.

Il Covid, ovviamente, in tutto questo ha la sua bella parte di responsabilità: i buffet sono aboliti, la gestione del cibo è complessa, ma si poteva e doveva fare meglio.

Sono mancati gli atleti top (quanti infortuni)

Non bisogna poi dimenticare l’aspetto sportivo, ed anche qui le cose non sono andate per il meglio. Tra rinunce della vigilia ed infortuni in corsa il livello è stato di sicuro il più basso di sempre. Basta infatti confrontare chi ha giocato a Torino con chi era in campo solo due anni fa a Londra. In Italia: Zverev, Medvedev, Djokovic, Rublev, Ruud, Sinner, Hurkacz e Norrie. In Gran Bretagna ci furono: Djokovic, Nadal. Federer, Medvedev, Tsitsipas, Thiem, Zverev e Berrettini. Capite che la differenza di classe, gioco, appeal internazionale è stata abissale (e, lo ripetiamo, in tutto questo gli organizzatori non hanno alcuna responsabilità essendo una semplice questione di infortuni per non dire di fortuna). Addirittura è persino girata la voce che dopo gli infortuni di Berrettini e Tsitsipas anche il polacco era pronto a saltare il suo ultimo incontro della fase a gironi; peccato che il suo sostituto, il numero 11 del mondo, il russo Karatsev, avrebbe risposto ad una prima telefonata diciamo di «preparazione» con un «ma io sono in vacanza alle Maldive…».

Atp Finals Torino, ora possiamo lavorare per fare meglio

Torino e l’Italia hanno davanti altre 4 stagioni per fare meglio, per cambiare quello che non è andato come questo torneo e gli spettatori meritano. Se poi si unisse anche un po’ di buona sorte forse potremmo contare su un parterre di partecipanti di livello superiore. C’è un anno di tempo per lavorare e migliorare, e sperare nella buona sorte.

Photo credit: www.nittoatpfinals.com