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Lotito salvo in corner, la lunga guerra del presidente della Lazio per una poltrona in Figc

Alla fine Claudio Lotito l’ha avuta vinta ancora una volta, costringendo chi sognava di vederlo fuori dalla Figc a rassegnarsi

Alla fine Claudio Lotito l’ha avuta vinta ancora una volta, costringendo chi sognava di vederlo fuori dal palazzo del governo del calcio a rassegnarsi. Il verdetto con cui il Collegio di Garanzia del Coni presieduto dall’ex di tante cose, Franco Frattini, rimanda la palla nel campo della Figc ma già da ora si può immaginare che dietro la formula della “ridefinizione” della sanzione di cui si discuteva ci sia la sostanza di un forte sconto. Quello che serviva al numero uno della Lazio per evitare di arrivare alla fatidica soglia dei 12 mesi di inibizione nell’ultimo decennio e di subire la decadenza immediata dal ruolo di consigliere federale. Una sorta di licenziamento per giusta causa che avrebbe liberato il posto fino al 2025, accontentato gli appetiti di altri dirigenti (Cairo?) e cambiato gli equilibri interni alla Serie A dove il partito dei lotitiani è sempre forte.

Questa volta l’impresa sembrava disperata, perché la vicenda dei tamponi della Lazio per la quale il presidente è finito a processo è una di quelle scritte apposta per dividere. Già le pene comminate in primo e secondo grado (solo multa per la squadra e pugno duro verso i medici sportivi) avevano fatto storcere il naso alla maggioranza degli avversari. Le accuse erano pesanti e non smontate dai giudici che semplicemente si erano limitati a utilizzare un tabellario soft nei confronti dei biancocelesti pur trattandosi di Covid e di tematica scottante in periodo di pandemia.

Claudio Lotito e quella guerra per una poltrona in Figc

Lotito, però, si era visto aumentare la squalifica da 7 a 12 mesi tra il primo e il secondo grado superando abbondantemente la soglia dell’anno e un giorno necessari per la decadenza da tutti i ruoli politici. Nel casellario di giustizia sportiva pendevano e pendono infatti altre due inibizioni: 1 mese e 15 giorni per aver accusato l’allora presidente del Coni Petrucci di “estorsione” in merito all’affitto dello stadio Olimpico (settembre 2011) e 2 mesi per le irregolarità nel tesseramento di Zarate e Cruz (anno 2012).

Adesso cosa succede? Il rinvio dal Collegio di Garanzia del Coni alla Corte d’Appello Figc per la “ridefinizione” della pena significa intanto prendere tempo. Il che potrebbe portare a togliere l’inibizione per il caso Petrucci dal conto dell’ultimo decennio, anche se su questa interpretazione ci sarà battaglia e il presidente della Lazio ha dimostrato di non voler mollare nemmeno un centimetro.

Al Coni si è fatto rappresentare anche da un giudice costituzionale di chiara fama come Romano Vaccarella pur di giocarsi fino in fondo le carte ed evitare l’estromissione dal Consiglio Figc. E’ facile prevedere che il fuoco di sbarramento sarà altrettanto lungo e potente anche nei prossimi mesi, quelli in cui i delusi da Frattini continueranno a soffiare sulla brace nella speranza di cogliere finalmente il nemico Lotito in fallo e vederlo costretto a rinunciare alla cosa che preferisce: fare il king maker del calcio italiano.