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Chi c’è dietro Transfermarkt?

È diventata la Bibbia degli addetti ai lavori, un database che macina centinaia di milioni di pagine viste al giorno e che è diventato il più completo e aggiornato su tutto il calcio mondiale. Tanto da sbarcare ufficialmente, con le sue stime sul valore dei calciatori, anche nei report fiscali di importanti club europei come Lione, Marsiglia, Porto e Schalke, ed essere citato anche dalla Uefa. Non un gioco, insomma. Eppure Transfermarkt (nome che tifosi, giornalisti e dirigenti calcistici conoscono bene) in realtà è poco più di un passatempo per chi lo ha inventato e lo gestisce. Anche se oggi è una piattaforma disponibile in 14 lingue e che contiene dettagli su oltre 800 mila calciatori.

La storia è venuta alla luce grazie al portale olandese Follow the money che si è occupato proprio dell’aspetto economico del sito. Siccome le valutazioni che assegna ai calciatori sono diventate vere e proprie consulenze, quasi si trattasse di una società di revisione, come vengono formulate? Quale algoritmo o metodo è applicato? La risposta è sorprendente. Nessuno. “Passo una parte del mio tempo libero a casa sul mio computer e poi l’industria del calcio prende sul serio queste mie valutazioni” ha raccontato Martin Freundl, la persona che si occupa (da sola) di tutti i giocatori della Bundesliga tedesca. “È irreale” si è detto da solo: “Io sono un assistente sociale, faccio queste cose per Transfermarkt per divertimento e l’industria del calcio muove milioni. Il contrasto è folle”. E anche un poco preoccupante, trattandosi di un’economia da miliardi di euro di fatturato ogni anno. L’algoritmo su cui si basa Transfermarkt per le sue valutazioni, riprese anche in documenti ufficiali come un bilancio, è per definizione degli stessi responsabili “the wisdom of the crowd”. La saggezza della folla.