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La parabola di Dazn, vero monopolista del terzo millennio

Dazn ha deciso: il doppio utilizzo di un abbonamento singolo diventerà solo un ricordo. Come reagiranno gli abbonati?

L’ultima notizia in ordine di tempo (per ora non confermata ma nemmeno smentita dall’OTT) è quella che ha allarmato di più gli abbonati: prima della fine del 2021 scatterà la stretta sul doppio utilizzo di un singolo abbonamento su device diversi in contemporanea. Fine. Stop. Niente più accessi condivisi e “Due per uno”, formula cui le piattaforme streaming compresa la stessa DAZN hanno ormai abituato da anni i propri clienti e che rappresenta uno dei motivi stessi per cui la visione non televisiva di un prodotto guarda al futuro con la sua flessibilità, provando a staccarsi dal passato.

Dazn: stretta sul doppio utilizzo di un abbonamento singolo

Una stretta, par di comprendere, dovuta alla necessità di mettere un freno alla pirateria dei contenuti che, nel caso di DAZN, sono soprattutto le partite del campionato di Serie A ottenute in esclusiva (7) o co-esclusiva (le altre 3) fino al 2024 strappandole a Sky al termine di una dura battaglia in cui nella scelta dei club calcistici ha pesato soprattutto la necessità di fare cassa in periodo di crisi. Anche per questo nessuno ha alzato un dito quando i problemi tecnici si sono manifestati come ampiamente previsti, rendendo la visione un autentico slalom per mettere alla prova i nervi dei tifosi, e difficilmente alzerà un dito adesso per la modifica unilaterale delle condizioni contrattuali. Modifica estremamente peggiorativa e in regime di monopolio quasi acclarato, visto che i gol del campionato passano da DAZN e tutti i tentativi di allargare la platea dei broadcaster magari attivando il sistema di sublicenze è naufragato anche per le pressioni di DAZN e della partner TIM per tagliare fuori in ogni modo Sky.

La rinuncia di Dazn al doppio utilizzo? Un aumento mascherato dei costi

Il doppio utilizzo di un singolo abbonamento si chiama tecnicamente “concurrency” e non è una novità di DAZN, che peraltro lo prevedeva per la sua offerta anche nel triennio precedente in cui era detentore di un pacchetto di 3 gare a settimana della Serie A, poi trasmesse anche grazie al supporto del canale 209 di Sky per superare le difficoltà di connessione. Chiunque possieda un contratto con una qualsiasi piattaforma streaming, da Netflix in giù, è abituato a poter suddividere la visione contemporanea il che spesso si traduce anche in condivisione del costo. Una pratica che non ha mai creato problemi ma che adesso è diventata la leva con cui DAZN – a meno di smentite – utilizza per intervenire a stagione in corso su condizioni contrattuali ampiamente pubblicizzate in questi mesi di raccolta.

Da Sky Go a Netflix, il doppio utilizzo nello streaming è la norma

Lo stesso Sky Go, visione streaming dell’offerta di Sky, esiste da anni e consente di utilizzare una seconda visione anche se quella principale è accesa su uno dei canali satellitari raddoppiando di fatto l’abbonamento. DAZN ha scelto di sparigliare le carte. Visti i rumors sul numero di abbonati inferiore alle attese, dati mai ufficializzati e consegnati periodicamente alla Lega Serie A col vincolo della segretezza, il sospetto è che si tratti di una mossa d’emergenza per cercare di rastrellare clienti per avvicinarsi al punto di pareggio. Di sicuro non un’operazione friendly nei confronti di chi già oggi paga e di fatto rischia di vedersi dimezzare il valore del proprio contratto o, dovesse decidere di accendere un altro abbonamento, raddoppiare il prezzo della visione. Che è comunque destinato a salire perché i 19 euro di lancio erano l’offerta con cui DAZN si è presentata sul mercato e gli attuali 29 possono coprire i costi a patto di fare il pieno di clienti. Con le buone o con le cattive.