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Guerra e pace in casa Agnelli, ma la Juve dovrà tagliare i costi

La guerra degli Agnelli, se c’è stata, è durata poco. Lo spazio di una settimana dopo il fallimento dell’eliminazione per mano del Porto dalla Champions League. Un processo interno, consumato sull’asse Elkann-Agnelli, che non è passato inosservato ai più attenti. E che stato aperto dalle bordate sparate alzo zero da La Stampa e Repubblica, i giornali in orbita famiglia.

Leggere la teorizzazione del fallimento di un progetto economico oltre che sportivo e di messa in discussione di chi negli ultimi due anni ha smontato e rimontato (male) il giocattolo bianconero è suonato ai più come preavviso di burrasca. Anche perché molte delle ultime scelte, a partire da quella di mettere in panchina il debuttante Pirlo, portano in calce la firma di Andrea Agnelli, più ancora di quelle della coppia Nedved-Paratici, il cui contratto scade a fine stagione ma che sono sostenuti in tutto e per tutto proprio dal presidente juventino.

Il processo si è consumato in pubblico e, forse, in privato. Poi è arrivata la tregua quando John Elkann ha approfittato dello studio di Porta a Porta per dettare la posizione ufficiale della proprietà sul presente e futuro della Juventus. “La Stampa sta randellando la Juve? Da juventino sono molto deluso, ritengo faccia bene a randellare” ha risposto, incalzato da Bruno Vespa. Per poi precisare: “Abbiamo una squadra che sta ringiovanendo e, come sappiamo bene, quando uno vuole costruire il futuro deve puntare sui giovani e questo comporta aggiustamenti”.

Tradotto: Andrea vada pure avanti, la strada dei ragazzi (seppure di talento) va bene e può anche costare l’interruzione della striscia vincente in campionato ma deve portare anche a un sostanzioso ridimensionamento dei costi. Perché la Juventus, fresca di aumento di capitale da 300 milioni di euro, ne ha persi 89 nel bilancio chiuso a giugno e nei primi sei mesi della stagione attuale è finita in rosso di 113. Con stipendi fuori controllo e ricavi abbattuti dal Covid. La cosa non è colpa di Andrea Agnelli, ma ha contribuito a cambiare lo scenario e ad accelerare la richiesta di ritorno alla sostenibilità da parte della Famiglia. Un mantra che i dirigenti della Juventus conoscono a memoria da decenni.

(Foto: Juventus)

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