I numeri non mentono: la situazione drammatica dello sci alpino italiano maschile

E allora affidiamoci alle statistiche per spiegare la situazione drammatica dello sci alpino italiano al maschile. 

A volte non c’è niente di meglio che i numeri per raccontare una cosa, perché, si sa, i numeri non mentono mai. E allora affidiamoci alle statistiche per spiegare la situazione drammatica dello sci alpino italiano al maschile. In questa stagione si sono già disputate 11 gare; gli azzurri hanno portato a casa un solo podio, un terzo posto con Mattia Casse a sorpresa nella discesa libera della Val Gardena. Poi un decimo posto con il giovane Kastlunger nello slalo speciale della Val d’Isere e per il resto nebbia. Ma nebbia pesante con il primo azzurro mediamente attorno alla 15^ posizione a diversi secondi dal vincitore di giornata.

egli ultimi tre anni a salvare il tricolore ci ha pensato Dominik Paris

E se pensate che sia solo un caso sfortunato di questo 2022, beh, andiamo un po’ indietro nel tempo. Negli ultimi tre anni a salvare il tricolore ci ha pensato Dominik Paris uno dei fuoriclasse della discesa libera: l’ultimo successo azzurro infatti in coppa del mondo porta il suo nome. Era il 5 marzo 2022 alle finali di Kvitfjell. Senza di lui saremmo di fatto a bocca asciutta. Pensiamo ad esempio alle discipline tecniche, dove per decenni con i vari Thoeni, Gros, Tomba e Rocca l’abbiamo fatta da padrone. Bene. L’ultimo successo in slalom speciale lo dobbiamo a Manfred Moelgg, il 5 gennaio del 2017, quasi 6 anni fa. Se poi dobbiamo guardare al gigante la cosa diventa ancora più drammatica: ultimo successo fu (passato remoto) di Max Blardone, in Alta Badia, il 18 dicembre 2011, cioè la bellezza di 11 anni fa.

Non si tratta quindi di un caso o di una crisi passeggera

Capite bene che non si tratta quindi di un caso o di una crisi passeggera per una squadra che sta cambiando pelle. No; lo sci alpino al maschile va male da troppo tempo e la crisi ormai è arrivata profonda anche ai piani alti della Federazione dove il nervosismo cresce. Anche perché a fianco c’è lo squadrone al femminile che di fatto domina lo sci donne grazie a Sofia Goggia, a Brignone, a Curtoni, a Marta Bassino etc etc etc. E la sensazione vista con gli occhi da chi vive sulle piste da decenni e anche degli opinionisti che raccontano questo sport è che non ci sia ancora la luce in fondo al tunnel.

Mancano talenti e fenomeni

Quello che manca, anche se nessuno lo dice in maniera chiara, è innanzitutto il talento, il fenomeno. Di Tomba te ne nasce uno ogni 20 anni, questo è chiaro ma ad oggi non si vede nessuno nemmeno degno di stare un gradino sotto alla categoria «fenomeni». C’è un gruppo di veterani e dei giovani di belle speranze, ma niente di clamoroso per quanto riguarda la classe. E purtroppo una Federazione può studiarsi qualsiasi strategia, può cambiare coach, metodologie di allenamento e preparazione, ma la classe non la si costruisce. Quella è un dono di natura.

Qui però nessuno si aspetta il prossimo Campione del Mondo, si punta ad avere almeno un italiano o più di uno stabilmente nelle prime dieci posizioni in modo da regalare a tutti una presenza dignitosa nelle gare. E per fare questo si che investimenti strategie, preparazione tecnica, fisica e mentale, contano. E su queste cose i vertici del sci nostrano possono, anzi, devono fare di più. Anche perché questa crisi di risultati ha inevitabilmente tolto lustro e visibilità a tutto il movimento.

Mancano ancora tre anni alle Olimpiadi di casa del 2026, un appuntamento dove risultati come quelli di questi ultimi anni saranno inaccettabili.

Serve aria nuova, idee nuove, volti nuovi, tanto lavoro e soprattutto il coraggio di fare. Certo, magari servirebbe anche qualche soldino in più ma la nazionale donne è la dimostrazione che con lo stesso budget si può dominare.