Cosa ci lascia questo Roland Garros 2022

Impressioni post-Parigi: l'eternità di Rafa, l'annus horribilis del tennis italiano e una finestra piena di soprese aperta su Wimbledon

Il torneo del Roland Garros è terminato ieri con il successo di Rafael Nadal al maschile e Iga Swiatek tra le donne. Soprattutto ci ha lasciato alcuni temi di analisi e discussione.

1 – Rafa Nadal conquista il titolo numero 14 sulla terra parigina, il 22° titolo dello slam complessivo. Per capire di cosa stiamo parlando e di quale fenomeno dello sport in generale (non solo del tennis) sia il maiorchino basta sapere che tutto il tennis italiano, nella sua storia, unendo maschi e femmine abbia conquistato 5 titoli (3 al maschile, Pietrangeli due volte ed una Panatta, e 2 al femminile, Schiavone e Pennetta).

2 – Rafa Nadal per vincere il torneo ha disputato in due settimane 7 incontri, praticamente giocando un giorno si, uno no. In totale è stato in campo 20 ore e 25 minuti. Questo per ricordare che siamo soliti giustificare i calciatori quando devono giocare una partita infrasettimanale di 90 minuti (al massimo)

3 – Tutta Italia sa che Martina Trevisan, la tennista che con la sua semifinale ha salvato l’onore del tennis italiano, ha sconfitto l’anoressia.

Cosa che viene ripetuta ormai da anni come appendice al suo nome e cognome. La cosa è sicuramente degna di merito, ma ripeterla sempre e comunque dopo un po’…

4 – Parigi ha confermato che il 2022, che doveva essere l’anno d’oro e della riconferma dopo lo sfavillante 2021, del tennis italiano è una sorta di Waterloo, soprattutto al maschile. Berrettini è fermo ai box da mesi, prima bloccato da problemi agli addominali e poi costretto ad un’operazione al polso.

Il rientro è vicino ma pieno di incognite. Musetti mentre Nadal trionfava sul centrale stava giocando e vincendo la finale del Challenge di Forlì… Cecchinato ha superato un turno (e per molti commentatori si è trattato di una cosa positiva). Fognini è uscito al secondo turno. Sonego al terzo, contro Ruud, poi finalista. E anche Sinner si è fermato troppo presto, in una parte di tabellone così vuota da avergli spalancato davanti le porte della finale.

5 – Ecco, Sinner. L’altoatesino è stato fermato da un infortunio (al ginocchio e muscolare, non è chiaro). Difficile però parlare di sfortuna dato che Jannick davvero quest’anno ne ha sempre una. Andiamo con l’elenco: Indian Wells – malessere; Miami, vesciche; Roma, problema all’anca; Parigi, ginocchio. Insomma, in tutti i principali tornei disputati l’italiano ha dovuto di fatto abbandonare per guai fisici di vario tipo. Un atleta senza un fisico allenato, preparato, curato e gestito in una certa maniera non fa molta strada, in nessuno sport.

Urge fare qualcosa da questo punto di vista.

6 – Adesso si va tutti sull’erba, in vista di Wimbledon che scatterà tra tre settimane esatte. E con mille punti di domanda, anzi. Il primo: ci sarà Roger Federer? La risposta è no. Lo svizzero è fermo da ormai due anni per problemi al ginocchio. Sperava di rientrare per giocare sulla sua erba di Londra ma ha dovuto posticipare tutto per la Laver Cup di settembre.

Ma c’è chi non nasconde l’ipotesi del ritiro. Mancheranno poi i russi Medvedev e Rublev per le note vicende politiche legate alla guerra in Ucraina; mancherà Zverev, bloccato dall’infortunio terribile alla caviglia nel secondo set del match con Nadal; e potrebbe addirittura mancare lo stesso spagnolo, per problemi al piede. Sarà quindi un’edizione molto più «aperta» a sorprese, anche se tutto e tutti danno come favorito Novak Djokovic.