Interspac, la soluzione dell’azionariato popolare che l’Inter ignora

I dubbi sono leciti per una iniziativa che in Italia non ha eguali. Italia... perché all'estero la cosa funziona. C

Ricordate? Era un anno fa. Ad un tavolino di un ristorante romano Enrico Mentana e Carlo Cottarelli venivano pizzicati ed intervistati “live” dalla tv mentre preparavano il via libera ad Interspac, il sogno dell’azionariato popolare dei tifosi dell’Inter. Erano mesi difficili in cui solo grazie al prestito da quasi 300 milioni di euro del fondo Oaktree la società nerazzurra era riuscita a pagare gli stipendi ai giocatori e (dicono i maligni) anche ai dipendenti e persino, pare, delle bollette della corrente elettrica che sarebbero state per così dire rinviate a periodi economici migliori.

Le adesioni furono decine di migliaia

Pochi giorni dopo quella serata ecco il sito dove i tifosi potevano iscriversi e dare una prima sorta di adesione con tanto di quantificazione del denaro che avrebbero sborsato. Numericamente le adesioni furono decine di migliaia e le intenzioni economiche mai quantificate in maniera ufficiale ma si parla di diverse decine di milioni di euro. Poi? Poi la cosa era passata sotto silenzio. Un po’ per la ritrovata serenità economica dell’Inter (serenità a debito, sia chiaro), un po’ per il via alla stagione sportiva che ha distolto l’attenzione dei tifosi dalle questioni finanziarie e societarie, un po’ perché Suning, fin da subito, non ha mai dato grande peso a questa iniziativa.

Cottarelli annuncia la fine del sogno

Così pochi giorni fa toccava l’ideatore principe, proprio Cottarelli, annunciare la fine del sogno: «Noi abbiamo fatto tutto quello che andava fatto, cioè preparare un business plan. Abbiamo lavorato con Deloitte Consulting. Ma la proprietà della società non è interessata a lavorare con noi. E quindi noi non possiamo andare avanti. Mi spiace ma è così. Magari in futuro le cose cambieranno».

All’Inter servono 60 milioni di attivo entro luglio  2023

Quindi siamo alla fine del binario morto. Eppure pochi giorni fa nella conferenza stampa di inizio stagione la dirigenza nerazzurra (parsa comunque molto più serena sulla sostenibilità finanziaria della squadra) ha comunicato che servono 60 milioni di attivo entro luglio 2023. E tutti sanno che anche quest’anno, dopo il doppio sacrificio Hakimi-Lukaku della scorsa stagione (senza il quale lo scorso anno l’Inter si sarebbe comodamente conquistato scudetto e seconda stella) quest’anno toccherà ad un altro big lasciare Milano.

Skriniar infatti ha già le valigie pronte, destinazione Paris Saint Germain.

L’iniziativa all’estero funziona

Sarebbe onesto da parte di Suning spiegare come mai si preferisca cedere un giocatore di primissimo piano senza nemmeno aver mai approfondito direttamente la questione Interspac e dell’azionariato popolare. I dubbi sono leciti per una iniziativa che in Italia non ha eguali. Italia… perché all’estero la cosa funziona. Certo, in maniera diversa come al Bayern Monaco, con regole societarie e proprietà per nulla paragonabili alla realtà italiana.

Ma una via che avrebbe potuto accontentare entrambe le parti, volendo, si sarebbe potuta almeno cercare. Invece nulla.

Resta di sicuro l’amore dei tifosi nerazzurri che di fatto hanno già esaurito la quota abbonati posta a quota 39mila. Tifosi che sognavano di diventare azionisti, parte attiva e aiuto economico. Ignorati da Suning che, forse, sta guardando altrove (come si vocifera a Milano), all’Arabia Saudita…