Perché il Barcellona che compra Lewandoski non è un buon esempio

Nonostante un miliardo di debiti e un passivo di 481 milioni, il Barcellona fa acquisti faraonici. Oltre il mercato, il futuro è disperato

Come è possibile che un club con oltre un miliardo di debiti e reduce da un passivo di 481 milioni, registrato lo scorso 30 giugno – non un secolo fa – possa impegnare sul mercato un centello per prendere Lewandowski dal Bayern Monaco (45+5) e Raphinha dal Leeds (58)? Non è possibile se non dando fondo a tutte le risorse, anche a costo di impegnare quelle future.

Non un esempio di virtù

Vendendo i gioielli di famiglia e scommettendo sul ritorno dei vecchi tempi, delle vittorie in Liga e Champions League. Un volano per il fatturato che è l’unica strada per potersi permettere questo e i prossimi mercati così da garantire ai catalani stagioni meno mortificanti di quella appena trascorsa nell’anonimato. La prima dopo il traumatico addio di Messi, lasciato partire a scadenza del contratto semplicemente perché non c’erano abbastanza soldi per fargli una qualsiasi offerta, anche ridotta della metà.

Il nuovo Barcellona di Joan Laporta non è un esempio virtuoso nel calcio europeo. Può essere che la scommessa riesca e porti trofei, ma di sicuro è pericolosissima e segnala lo stato di profonda crisi in cui versano anche club storici e strutturati come multinazionali. Laporta ha ereditato una situazione disastrosa, una montagna di debiti e di scelte scellerate. Questo è un fatto e mettere le mani nei conti del Barcellona non è stato esercizio semplice.

Poi però ci sono le strategie e quelle sono la scommessa pericolosa di cui sopra.

Barcellona in svendita

Tagliato il monte stipendi; firmati contratti commerciali con Spotify (435 milioni da qui al 2035); e pensato di mettere in vendita il 49% dell’azienda che si occupa di licenze e merchandising; i dirigenti catalani hanno rotto il forziere dei futuri incassi da diritti tv. E non per un arco temporale breve: 25 anni.

L’accordo con Sixth Street ha portato nelle casse 207,5 milioni in cambio dello sfruttamento del 10% dei diritti fino al 2038. Poi altri 315 milioni per un ulteriore 15%. Un buon affare? Di sicuro ossigeno per i conti e denaro da riversare subito sul mercato, ma gli analisti più attenti hanno sottolineato come il prezzo pagato sia stato altissimo.

Previsioni per un futuro disperato

La stima è che il Barcellona sarà in grado di sviluppare incassi per 170 milioni di euro a stagione dai diritti tv che moltiplicato per 25 fa 4,2 miliardi.

Per cartolarizzarne un quarto ha incassato 522 milioni, più o meno la metà del loro valore potenziale. Una mossa disperata. Appare evidente perché Barcellona continui a spingere per la Superlega restando nel gruppo delle ribelli che hanno sfidato la UEFA.