Sboarina contro Tommasi e Tosi: corsa a tre per Verona

Nella roccaforte della destra italiana, Verona, l'ex centrocampista della Roma e della Nazionale italiana Damiano Tommasi sfida la destra

Nella roccaforte della destra italiana, Verona, l’ex centrocampista della Roma e della Nazionale italiana Damiano Tommasi giocherà la sua partita più importante.

Tommasi a Verona sfida il centrodestra diviso

Il candidato scelto dal centrosinistra per espugnare l’Arena è infatti un volto noto del mondo dello sport italiano, ex presidente dell’Associazione Italian Calciatori, mai restio a presentarsi come uomo della sinistra. E Verona può essere in un certo senso il contrappasso di Genova, roccaforte “rossa” dove il centrosinistra di Italia Viva corre a sostegno del sindaco uscente di centrodestra Marco Bucci: nella città scaligera, infatti, è il centrodestra a essere spaccato tra la sua ala moderata e quella conservatrice.

Liti territoriali, vendette incrociate e sfide aperte tra i partiti hanno fatto sì che l’ex primo cittadino Flavio Tosi guidasse una nuova candidatura che ha ottenuto l’appoggio di Forza Italia, separata in questo caso da Lega e Fratelli d’Italia disposte a sostenere il sindaco uscente Federico Sboarina.

Tommasi corre da indipendente e ha aggregato attorno a sé una coalizione centrata sul Partito Democratico e che vede a suo sostegno anche altri partiti nazionali: Azione e Più Europa hanno formato una lista unita, mentre con il suo simbolo corre anche Europa Verde (nelle cui liste si presentano candidati di Volt e Demos).

Completano la coalizione civica “Rete” di Tommasi tre liste civiche: In Comune Per Verona, Traguardi e Damiano Tommasi Sindaco, con il quale l’ex capo del sindacato dei calciatori si è dichiarato pronto a portare a Verona i temi caldi del progressisimo di nuova generazione. Sostenibilità, giovani e digitale sono le priorità per un candidato che tenta un’operazione senza precedenti nei quindici anni di amministrazione di destra a Verona: conquistare la città veneta non inseguendo la destra sul suo terreno ma, piuttosto, presentando una proposta alternativa, a cui sostegno si è schierato, senza presentare sue liste, il Movimento Cinque Stelle.

Il “campo largo” di Enrico Letta arriva alla sua prima prova concreta del fuoco e, per una strana eterogenesi dei fini, lo fa nel cuore della destra del Nord. Dove, al contrario, è proprio il campo conservatore ad essere diviso tra più anime. Colpendo, in particolar modo, le prospettive della Lega di Matteo Salvini.

Sboarina e Tosi: la Lega tra l’incudine e il martello

Tra Tosi e Sboarina la Lega è a un crocevia e rischia di diventare secondaria in una città da sempre associata alla forza politica del Carroccio veneto.

E il sostegno che, malvolentieri, Matteo Salvini ha accordato a Sboarina segnala la tensione con l’alleata Giorgia Meloni in una città in cui Fdi è ormai maggioritaria. Passato nei mesi scorsi al partito di Giorgia Meloni, Sboarina è stato sostenuto controvoglia dalla Lega prima che il presidente della Regione Luca Zaia non arrivasse in prima persona a Verona per tirare la volata al candidato del Carroccio. Zaia e il partito della Meloni a cui Sboarina appartiene non potrebbero, su molti punti di vista, essere più diversi.

Ma il Doge ha ben chiaro che una sconfitta a Verona intaccherebbe la rete di potere e influenza del centrodestra veneto. “La Lega con Sboarina ha portato ancora il Giro d’Italia, Verona sarà Olimpica, abbiamo riaperto l’Arena con seimila presenze, unici in Italia”, ha rivendicato di recente Zaia in visita a Verona. “E i grandi interventi, il central park, la viabilità con la statale 12, quanto abbiamo fatto per la Fiera, l’impegno sulla sanità e molto altro ancora.

L’impegno continua”, ha chiosato, sottolineando uno sforzo concreto per sottrarre l’amministrazione ai rischi di una debacle.

La torsione securitaria della campagna elettorale di Sboarina, concentrata su problemi come le baby gang che Tommasi tende invece a ridimensionare, sembrava infatti perfetta per creare una polarizzazione capace di mobilitare un elettorato di centrosinistra spesso disposto a passare il guado in nome del pragmatismo nelle elezioni venete. L’assenza di richiamo ai temi concreti dava invece spazio a Flavio Tosi, ex leghista ed ex sindaco di Verona che riprova a tornare in sella.

Tosi ha in suo sostegno due liste civiche di fedelissimi che lo sostengono (Tosi C’è e Lista Tosi), quella del suo partito Fare!, le liste Movimento Difesa Sociale, Csu Veneta, Prima Verona, Pensionati Veneti e Ama Verona e, soprattutto, Forza Italia, che prova a ritrovare centralità smarcandosi dagli alleati nazionali. Parlando del fatto che Forza Italia abbia deciso di sostenere Tosi e non Sboarina con Lega e Fratelli d’Italia, il senatore Giuseppe Massimo Ferro ha spiegato che l’anima moderata, liberale e riformista del centrodestra è con Tosi.

Questa divisione crea malumori anche – se non soprattutto – in vista di eventuali ballottaggi. Già nel 2017 Sboarina vinse una sfida tutta interna al centrodestra con la compagna di Tosi Patrizia Bisinella; oggi i sondaggi danno in testa il sindaco uscente seguito da Tommasi, senza però la maggioranza assoluta dei voti. Come si comporterà Tosi in questo caso? Non è dato saperlo, anche perché per l’ex sindaco la sfida è aperta anche per la vittoria finale. Così come a Genova, anche a Verona si assisterà a un laboratorio per future sintesi politiche nazionali. E che nelle roccaforti della destra i moderati scelgano di smarcarsi per non farsi schiacciare tra Lega e Fdi è già di per sé una notizia. Anche per il fatto che questo rende più competitivo il centrosinistra laddove per anni sono arrivate solo delusioni.