Argentina, Irlanda ma anche Uk: i posti dove non si piange la morte di Elisabetta

La morte della regina Elisabetta ha suscitato cordoglio in quasi tutto il mondo. Ci sono però alcune nazioni in cui si è festeggiato

Settant’anni alla guida di uno stato, che è stato un impero coloniale e ora un’unione di più nazioni, causano anche nemici. La notizia della morte della regina Elisabetta II ha generato reazioni pressoché unanimi di cordoglio. Nel mondo, però, c’è anche qualche che non ha versato lacrime; o, addirittura, ha festeggiato. Dietro il sentimento di astio nei confronti della monarchia di Elisabetta ci sono soprattutto ragioni storiche.

Elisabetta II non solo nel Regno Unito

In quanto sovrana del Regno Unito, Elisabetta ha regnato su Inghilterra, Irlanda del Nord, Galles e Scozia. Ma, essendo anche regina del reame del Commonwealth, è stata anche formalmente capo di stato di vari ci 15 paesi e quasi 150 milioni di sudditi. Senza contare le decine di nazioni che si sono rese indipendenti dall’impero coloniale inglese nel corso dei 70 anni del suo regno.

Al momento della sua dipartita, Elisabetta era sovrana anche nei America e in Oceania.

Suo figlio Carlo III sarà anche sovrano di Antigua e Barbuda, Bahamas, Belize, Canada, Giamaica, Grenada, Saint Kitts e Nevis, Saint Vincent e Grenadine e Saint Lucia. Oltre che in Oceania di: Australia, Isole Salomone, Nuova Zelanda, Papua Nuova Guinea e Tuvalu. La morte della sovrana ha quindi causata, insieme con innumerevoli manifestazioni di cordoglio, anche qualche tweet di felicità.

Cori da stadio contro Elisabetta

Sempre sui social sta spopolando un coro. Proprio nel giorno della morte di Elisabetta si sono disputate delle competizioni europee di calcio. I tifosi dello Shamrock Rovers, squadra irlandese impegnata in Conference League, hanno intonato un coro contro la Regina appena venuta a mancare. Dalle tribune del Tallaght Stadium di Dublino hanno cantato “Lizzy’s in the box” (“Lizzy è nella scatola”, ovvero nella bara).

Il coro sulle note di “Give it up”, canzone funk anni Settanta manifesta tutto il risentimento nei confronti della monarchia inglese.

In Irlanda è difficile dimenticare le tensioni del passato con il Regno Unito. Fino al 1921 il paese era sotto dominazione britannica; e per quasi trent’anni inglesi e irlandesi si sono combattuti nei “Troubles” in Irlanda del Nord.

Proprio in Irlanda del Nord, a Derry, città simbolo della contrapposizione fra cattolici e protestanti e famosa per il Bloody Sunday del 1972  – a cui gli U2 dedicarono un album – è sceso in strada per dei caroselli, con clacson che strombazzano a pedoni esultanti.

In Argentina si brinda la morte di Elisabetta

Nei sette decenni di regno Elisabetta ha vissuto numerosi conflitti. Dal crollo dell’Impero britannico con le ultime guerre coloniali; fino ai recenti conflitti in Afghanistan e Iraq. La guerra che forse più di tutti ha segnato il mandato della regina Elisabetta è quella per le isole Falkland-Malvinas del 1982.

Un conflitto che lascia ancora il segno in Argentina. Al punto che un conduttore televisivo, Santiago Cuneo, ha stappato una bottiglia di champagne per celebrare la morte di Elisabetta. “Finalmente questa vecchia nazista è morta, è finita una volta per tutte.

Applausi fragorosi per Satana che l’ha portata via. Gli ho promesso che avremmo brindato quando questa spazzatura britannica fosse morta, questa sporcizia di Lucifero”.

In Inghilterra quasi tutti addolorati per la regina

L’Inghilterra è, come normale, il paese più colpito dalla notizia della morte della regina. I commentatori della Bbc hanno dato la notizia vestiti di nero; si osserveranno 10 giorni di lutto; e molti eventi e manifestazioni sono stati sospesi.

Ma i commenti al tweet della Premier League sono tutt’altro che entusiasti alla notizia dello stop del campionato di calcio. God Save The Queen non sarà più l’inno nazionale del paese; ma resterà una canzone di protesta dei Sex Pistols contro la monarchia. Con la morte di Elisabetta, i repubblicani, tutt’altro che sopito nel paese, sentono arrivare la loro occasione, scrive Reuters. Per l’ottantesimo compleanno della regina, il Guardian – giornale orgogliosamente repubblicano – celebrò Elisabetta “The Last”. Ieri il quotidiano, ribadendo il proprio cordoglio, ha ribadito come la “la monarchia, basata su un sistema di privilegi ereditari, è un anacronismo nell’età moderna”.