Live

Reithera, il vaccino Covid Made in Italy è un flop nazionale

Vaccino Reithera, da orgoglio italiano a flop nazionale. E ora il Governo cerca nuovi partner internazionali per rifinanziarlo

“Intelligenza e ricerca dell’Italia al servizio della sfida mondiale contro il Covid” affermava entusiasta nel 2020 il ministro Roberto Speranza. “Con un nostro vaccino eviteremo di essere schiavi di altri paesi” aggiungeva Giuseppe Ippolito, direttore scientifico dello Spallanzani.Il vaccino italiano sarà pubblico e a disposizione di tutti coloro che ne avranno necessità” dichiarava il Presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti.

Reithera, il vaccino italiano “bloccato” su un binario morto

Purtroppo non è andata proprio così e il vaccino italiano Reithera-Spallanzani, che doveva essere pronto i primi di settembre di quest’anno in realtà è su un binario morto e probabilmente ci rimarrà. Dopo circa un anno di rimandi e false promesse è ormai chiaro che l’Italia resterà dipendente da Pfizer & company. C’è anche da sottolineare che l’italiana Reithera in realtà è controllata al 100% dalla svizzera Keires AG con sede a Basilea, i cui soci, come rilevato dalla trasmissione Report, sono Maurizio Cortese e Stefano Colloca, insieme a Jamila Louahed ed Emmanuel Hanon, entrambi vicepresidenti di GSK vaccines.

Reithera: un vaccino problematico

E pensare che il progetto era partito sotto i migliori auspici, con la previsione di produrre fino a 100 milioni di dosi all’anno. Il 24 agosto di un anno fa, con il sostegno finanziario di 8 milioni di euro del governo italiano, iniziava, in pompa magna, la prima fase di sperimentazione su 90 volontari. La prima a ricevere il vaccino messo a punto dell’azienda di Castel Romano fu una donna di 50 anni “emoziona a e orgogliosa per essere utile al nostro popolo”. Perfino il re del caffè triestino Riccardo Illy e signora si fecero inoculare il preparato.

Il vaccino Reithera? Non mRNA, ma si basa sull’adenovirus

Il vaccino di ReiThera – come J&J e AstraZeneca – si basa sull’adenovirus (e non sull’mRNA come invece Pfizer e Moderna) dei gorilla con il codice genetico della proteina Spike del coronavirus modificato per non replicarsi nelle cellule umane e innescare una risposta immunitaria. I risultati di fase 1 hanno dimostrato che quattro settimane dopo il vaccino, più del 97% delle persone aveva anticorpi “neutralizzanti” a fronte di lievi effetti collaterali. A marzo è stato presentato lo studio clinico di fase 2 che ha visto partecipare 25 gruppi di ricerca in tutto il Paese e ha coinvolto 900 volontari. Il 12 luglio l’azienda ha comunicato che “il vaccino ha confermato i risultati della fase 1 e ha indotto una risposta anticorpale in più del 93% dei volontari tre settimane dopo la prima dose, raggiungendo il 99% dopo la seconda dose”.

Vaccino Reithera, si attende la fase 3 e un nuovo finanziamento

Ora, per poter essere immesso sul mercato, è necessario passare alla fase 3, che dovrebbe coinvolgere circa 10mila volontari e richiederebbe un finanziamento di circa 60 milioni di euro. Il Governo era pronto a versare 81 milioni di euro nelle casse della Società per finanziare la fase finale, ma la Corte dei Conti ha bocciato il decreto che avrebbe erogato i finanziamenti. Secondo i giudici contabili c’era il rischio che i fondi finissero non solo nello sviluppo del vaccino, ma anche nel rafforzamento patrimoniale della società. In particolare viene contestata la richiesta 4 milioni di euro per l’acquisto della sede di Reithera a Castel Romano perché sede dell’intero complesso di attività di ricerca e sviluppo della società.

Reithera, da grande auspicio ad altro flop nazionale

Il vaccino made in Italy si è quindi trasformato nell’ennesimo flop nazionale nel contrasto alla pandemia, un po’ come per l’app Immuni, finita anch’essa nel dimenticatoio.

Un’altra tegola su questo vaccino sarà quello di come svolgere gli studi di fase avanzata a causa del numero di casi di Covid 19 cha sta via via diminuendo nei paesi con accesso a vaccini efficaci. La fase 3 potrebbe quindi richiedere molto più tempo oppure un numero maggiore di partecipanti rispetto alle sperimentazioni di vaccini precedenti. Se anche questo ostacolo fosse superato, il vaccino arriverebbe sul mercato quando la maggior parte della popolazione sarà già vaccinata, almeno nei paesi occidentali. Inoltre è ormai chiaro che i vaccini privilegiati sono quelli a mRNA e non quelli basati su vettori adenovirali come AstraZeneca e J&J.

Vaccino Reithera, cercasi nuovi fondi (e partner internazionali)

La Società sta quindi cercando partner al di fuori del territorio nazionale. A luglio c’è stato un incontro con il Governo messicano per un eventuale interessamento con relativo investimento, ma per ora non ci sono novità concrete. La fase 3 è legata al reperimento di fondi – che non ci sono – e quindi la sperimentazione è in sospeso.

La ciliegina sulla torta? Non è ancora chiaro se i volontari che hanno ricevuto questo vaccino abbiano diritto al green pass o meno e soprattutto per quanto tempo.

Requiem