Pizzarotti: “Parma un modello. Il M5S? O va all’opposizione o dissoluzione”

L'ex sindaco di Parma, Federico Pizzarotti, riflette con true-news.it sui ballottaggi e sulle prospettive della coalizione progressista

Il modello Parma, il campo largo, i grillini. Finita la festa per l’elezione del suo ex assessore alla Cultura Michele Guerra come nuovo sindaco di Parma in quota centrosinistra, l’ex primo cittadino Federico Pizzarotti riflette a tutto campo sui risultati dei ballottaggi e sulle prospettive della coalizione progressista in vista delle elezioni politiche del 2023.

Il modello Parma

E allora si parte dall’esperienza dell’alleanza di Parma, dove il centrosinistra ha trionfato prendendo tutti i voti dei Cinque Stelle.

Ma senza la presenza della lista del Movimento sulla scheda elettorale. “Ha ragione – dice Pizzarotti a true-news.it – però bisogna partire dal presupposto che il M5s ora è in definitiva dissoluzione a livello nazionale, con l’uscita di Luigi Di Maio è cambiato l’assetto del Movimento tradizionale, ed è in quest’ottica che il centrosinistra dovrebbe guardare a Parma come a un modello, nella nostra città siamo stati precursori delle tendenze politiche, prima con il M5s, poi con il civismo e ora con il campo largo”.

Pizzarotti è stato il primo sindaco di un capoluogo a essere eletto tra le fila dei grillini nel 2012. Espulso da Beppe Grillo nel 2016, ha dato vita al progetto civico Effetto Parma, ed è stato rieletto a furor di popolo nel 2017. Ora quella che definisce la sua “terza vittoria” con l’assessore uscente Guerra alla guida di un campo largo senza i pentastellati. “Noi possiamo essere un modello perché non abbiamo fatto la somma algebrica dei voti dei partiti.  Siamo invece partiti dai programmi, con un percorso lungo in cui abbiamo tenuto dentro tutti tranne Carlo Calenda.

Azione ha scelto di differenziarsi più per la voglia di distinguersi a tutti i costi che non per divergenze programmatiche nei nostri confronti”, prosegue Pizzarotti con true-news.it.

Solo marketing politico

Facile obiettare come a Parma sia stato relativamente facile “liberarsi” del M5s. Il partito ora guidato dal solo Giuseppe Conte è stato decapitato dall’uscita dello stesso sindaco uscente, che incarnava il Movimento in città. “A parte la mia figura, posso dire che anche in questo Parma può essere di ispirazione.

Adesso il M5s non esiste più nemmeno a livello nazionale. Con la scissione di Di Maio i Cinque Stelle hanno esaurito definitivamente la loro spinta propulsiva e hanno di fronte due alternative: o scomparire oppure uscire dal governo e riprendersi Alessandro Di Battista”, prosegue il ragionamento di Pizzarotti.

Il primo sindaco grillino di un capoluogo di provincia vede un futuro nero per il suo ex partito: “Nel M5s è rimasto solo il marketing politico.

Ottenuto il reddito di cittadinanza si è esaurito il progetto politico, non si capisce cosa vogliano fare sull’ambiente, sulla politica estera, sull’economia”. Resta solo la strada della radicalizzazione, allora. Risponde il sindaco uscente di Parma: “Con Di Maio e la parte governista fuori, per loro l’unica strada possibile è creare qualcosa che sia al di fuori dal governo. Con una linea di opposizione eterna e con Di Battista dentro, altrimenti il M5s si dissolve”.

Il futuro del campo largo

Insomma, non c’è spazio per due movimenti governisti. “Non sono compatibili due M5s governisti, uno con Di Maio e uno con Conte”, argomenta Pizzarotti. Che però – come il segretario dem Enrico Letta – non esclude i due rivali dal campo largo. “Quello che non serve è fare i diktat come fa Calenda. Perché così si autorizza anche gli altri a mettere dei veti, tutte le persone che vogliono stare in un campo largo alternativo alle destre devono poterci stare.

Poi certo bisogna partire dai valori e dai programmi comuni, proprio come abbiamo fatto a Parma e anche in altre città al voto”.