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Il retroscena: quelle ore post referendum in cui Meloni ha davvero pensato alle elezioni anticipate

Il retroscena: quelle ore post referendum in cui Meloni ha davvero pensato alle elezioni anticipate

Ipotesi elezioni anticipate. Una tentazione che oggi affiora nel centrodestra dopo la doccia fredda del referendum. L’idea sarebbe quella di giocare d’anticipo per non lasciare troppo tempo agli avversari di riorganizzarsi. Ma le insidie sono molte. Quello che si può dire è che si tratta di un pensiero che riaffora. La tentazione c’era infatti già stata nei giorni scorsi. Subito dopo la sonora bocciatura della riforma costituzionale della giustizia al referendum dove ha visto prevalere il NO in modo netto.

L’ipotesi di andare subito a elezioni anticipate, prima dell’estate, per prendere in contropiede il centrosinistra impreparato senza né un leader né un programma ha accarezzato i pensieri della presidente del Consiglio Giorgia Meloni nelle ore della burrasca politica quando il ministro Carlo Nordio era pronto a lasciare. E invece si è optato per le dimissioni della capo di gabinetto di Via Arenula Giusi Bartolozzi, del sottosegretario di Fratelli d’Italia Andrea Delmastro e per il pressing su Daniela Santanchè affinché lasciasse la poltrona del dicastero del Turismo. E in questo caso il presidente del Senato Ignazio La Russa ha dovuto utilizzare tutta la sua influenza sulla ‘pitonessa’ di Cuneo per convincerla al passo indietro.

A Meloni il ministero del Turismo ad interim

Ora la premier terrà per un po’ di settimane l’interim al Turismo. Non è comunque un ministero chiave e non c’è fretta. E il focus, oltre che sui dossier internazionali e quindi anche sul caro-bollette e rischio inflazione, è sulla legge elettorale.

Portare a casa la cancellazione del Rosatellum che prevede un terzo di deputati e senatori eletti nei collegi uninominali (sconfitta quasi certa per il Centrodestra nelle grandi città da Nord a Sud) e arrivare a un sistema come quello delle elezioni regionali con un proporzionale con premio di maggioranza oltre il 40% e l’indicazione del candidato a Palazzo Chigi (Meloni, non ci sono dubbi e anche Marina Berlusconi le avrebbe rinnovato la fiducia nella telefonato del dopo referendum) non sulla scheda elettorale ma nel programma che si presenterà agli elettori.

Salis si sfila dalle primarie: una buona notizia per Meloni

Per la leader di FdI il fatto che Silvia Salis, sindaca di Genova, si sia sfilata dalla corsa alle primarie è un’ottima notizia in quanto pare fosse l’unica che davvero temesse come rivale. Elly Schlein è troppo spostata a sinistra e perderebbe i consensi di una fetta di moderati. Giuseppe Conte ha esperienza ma al Nord ha pochissimi consensi per i ‘disastri’ del reddito di cittadinanza e del Superbonus ed Ernesto Maria Ruffini è poco conosciuto. E, se lo è, è legato all’Agenzia delle Entrate (non proprio un allettante biglietto da visita mediatico e politico).

Insomma, stretti i bulloni, passata la bufera, il governo sembra maggiormente orientato a resistere alle tentazioni. Ed andare avanti fino al termine della legislatura (con la Lega soddisfatta perché Meloni ha garantito a Matteo Salvini l’ok finale agli aggiustamenti all’autonomia regionale differenziata prima del voto).