Roberto Formigoni: la grandiosa storia del Presidente battuto da uno scioglipancia

Il Celeste è il docu-film su pensieri, vita, opere e opinioni di Roberto Formigoni. Andato in onda su 9 alla vigilia della Befana, ora è in streaming su Discovery Plus. Mentre Netflix gli ha preferito Wanna Marchi. Meglio un'ora di Formy che quattro di scioglipancia?

Roberto Formigoni: l’Epifania del Celeste

Verso la fine delle trascorse Santissime Feste, c’è stata una piccola grande Epifania a cui nessuno o quasi ha fatto realmente caso. Roberto Formigoni è apparso su canale 9 con un intero biopic a lui dedicato dal titolo Il Celeste. Tuttora disponibile sulla piattaforma streaming Discovery Plus, il docu-film racconta ascesa e declino di colui che è stato il Memores Domini più potente della nostra sciagurata storia. Diciotto anni alla Presidenza di Regione Lombardia, “quando veniva ad Antenna 3 per un’intervista, a giudicare dalla scorta e non solo, sembrava di avere davanti il Premier”, ricorda David Parenzo. Le leggendarie parodie di Crozza in prima serata, gli scleri in aeroporto, i benefici degli yacht al largo della Sardegna, i Formaglioni che metteva in palio per i suoi più accaniti fan, le “strepitose camicie di Nelson Mandela” che ha potuto apprezzare da vicino, la galera a Bollate. Da grandi poteri derivano grandi persecuzioni. E il Celeste lo sa.

Roberto Formigoni: Il Celeste tutto sa

Il Celeste tutto sa, com’è noto in primis a se stesso. Per esempio, sa ancora il nome del compagnuccio di scuola che, alle elementari, si permise, per un solo anno beninteso, di essere eletto primo della classe in sua vece. “Posso essere anche di una ferocia inaudita”, ammette nel biopic, mentre si presenta a noi, fin dalla scena d’esordio del biopic, all’interno di una chiesa. Inginocchiato in contrizione, poi intento ad accender ceri. Nonostante la posa, straripante è la bramosia di affrescare, ancora una volta, gli anni della immensa grandeur. Ossimoro fin dagli inizi in politica sotto l’egida di Don Giussani, “io sono entrato nella Democrazia Cristiana per distruggerla dall’interno”, confessa Roberto Formigoni, fiero della propria cazzimma meneghina come non mai. “Mi piace pensare che, quando i cittadini passavano sotto al Pirellone, vedendo la luce accesa anche nel cuore della notte all’ultimo piano, si chiedessero: ‘Chissà a cosa starà lavorando, il Formy’”, si lusinga tuttora. Povertà, Obbedienza, Castità, Ego.  

Niente “reati”, solo “peccati”

Non ha commesso reati, al massimo, peccati. Col tempo, ha purtroppo dovuto constatare come e quanto fosse impossibile spiegare alla magistratura questa evidente differenza in termini. Poco importa: “Perfino l’uomo retto pecca almeno 7 volte al giorno”, lo dice la Bibbia e ce lo ricorda Roberto Formigoni. Mentre perfino gli amici di sempre, presenti nel documentario, lo disconoscono, il Celeste non dimentica chi è, presso se stesso. Come fosse un influencer reduce da una gigantesca shitstorm social per aver messo in commercio un blush non 100 % cruelty free, si loda, si imbroda, parla da vincitore. Con un mindset in distacco semi-totale dalla realtà che lo rende (e lo ha reso) uno dei personaggi più pittoreschi della politica nostrana. “Piaccia o no, è un combattente”, dicono di lui. Compare anche la sua talent scout televisiva, Simona Ventura, per dire, tra le altre cose, che “Il potere logorerà pure chi non ce l’ha, ma anche chi lo ha per 20 anni”. Roberto Formigoni, classe 1947, appare tutto meno che logorato. 

Fulgido, racconta di come fosse uscito dal carcere “con i soli vestiti che avevo indosso” e allora via di battaglia mediatica per riottenere il diritto, inibito dalla condanna per corruzione, alla pensione. Oggi insegna italiano alle suore straniere, in una scuola di periferia: “Uno dei più grandi istituti della città”, precisa. Prende la metro ogni dì, si fa la barba, nel tempo libero passeggia per Parco Sempione, con negli occhi, si suppone, le immagini del passato splendore. Mai domo. E perché dovrebbe esserlo, del resto? 

Il Presidente sconfitto da uno scioglipancia

Persino ora, anno del Signore 2023, quando nessuno parla più di lui, mentre un tempo nemmeno troppo lontano imperversava sulle prime pagine di quotidiani e siti. Se si menzionasse il suo nome a un ventenne, forse, questi avrebbe grosse difficoltà a indovinare chi diavolo sia. Lui quoque, Roberto Formigoni, fiero indossatore di camicie arancioni, nonché uno dei più grandi “Sic transit gloria mundi” dell’italica storia, convinto di aver vissuto “una vita ricca, incredibile”. Così tanto ricca e incredibile che nemmeno Netflix, con tutto l’amore per le docu-serie, l’ha mai presa in considerazione. Gli ha preferito Dahmer. Di più, gli ha preferito Wanna Marchi, lo scioglipancia. Che smacco per Il Celeste, disperso su Discovery e sintetizzato in una sola striminzita oretta di visione. “Sono il Formigoni noto da almeno 50 anni – proclama – io sceglietti (sic.) l’Italia”. E l’Italia glissò.