Home Politics Geopolitics Iran, l’uccisione di Ali Larijani scuote Teheran: si apre la crisi della successione

Iran, l’uccisione di Ali Larijani scuote Teheran: si apre la crisi della successione

Iran, l’uccisione di Ali Larijani scuote Teheran: si apre la crisi della successione

La conferma dell’uccisione di Ali Larijani, capo del Consiglio supremo di sicurezza nazionale iraniano, nel corso di un raid israeliano rappresenta una svolta significativa nella geopolitica dell’Iran e dell’intero Medio Oriente. Larijani, 67 anni, considerato da analisti e fonti d’intelligence come il vero erede operativo dopo la morte della Guida Suprema Ali Khamenei, esercitava un’influenza totale su difesa, intelligence e politica estera. Secondo funzionari militari, Larijani era l’uomo che «dirigeva gli ordini» all’interno del regime, investito del compito di traghettare il Paese nella fase più critica dello scontro con Stati Uniti e Israele.

Il “filosofo in divisa”: dalla tesi su Kant ai negoziati sul nucleare

Larijani proveniva da una delle dinastie più potenti della Repubblica Islamica. Noto come il “filosofo in divisa” per la sua formazione accademica (dottorato in filosofia con tesi su Immanuel Kant) unita alla carriera militare nei Guardiani della Rivoluzione (Pasdaran), è stato un protagonista assoluto della storia recente. Già presidente del Parlamento e volto dei negoziati sul nucleare tra il 2005 e il 2007, fu tra i principali architetti dell’accordo JCPOA del 2015. Negli ultimi anni, come capo della sicurezza nazionale, aveva gestito i delicati rapporti strategici con Russia e Qatar.

Decapitata la leadership: l’ombra del Mossad sui rifugi di Teheran

L’eliminazione di Larijani si inserisce in una strategia di Israele volta a colpire sistematicamente i vertici iraniani. Dopo la scomparsa di Khamenei, sono caduti sotto il fuoco dei raid figure chiave come Ali Shamkhani e Aziz Nasirzadeh. Larijani sarebbe stato localizzato in un rifugio segreto durante una notte simbolicamente carica, quella di Laylat al-Qadr (la Notte del Destino). Poco dopo l’attacco, il suo canale Telegram ha diffuso un messaggio postumo che celebra il sacrificio dei “martiri” per rafforzare le fondamenta dell’Esercito iraniano negli anni a venire.

Strategia e futuro: l’Iran tra pragmatismo e ala oltranzista

La scomparsa di Larijani rappresenta una perdita incalcolabile per chi cercava un canale di mediazione con Teheran. Essendo uno dei pochi leader capaci di equilibrare le diverse fazioni del regime, la sua morte rischia di consegnare il potere definitivo all’ala oltranzista, già rinvigorita dopo l’uscita degli USA dall’accordo sul nucleare nel 2018. Sebbene il sistema iraniano sia noto per la sua capacità di adattamento, l’assenza di una figura così carismatica e preparata complica drasticamente il coordinamento della strategia militare e della diplomazia multilaterale nel breve periodo.

Successione incerta, verso una nuova escalation regionale?

Mentre si attende una reazione ufficiale da parte del governo iraniano, il quadro geopolitico resta incandescente. La morte di Larijani, avvenuta in concomitanza con quella di altri alti ufficiali, lascia aperta la domanda su chi prenderà le redini della sicurezza nazionale. Senza una tregua o un accordo diplomatico di ampio respiro, la regione sembra destinata a un’ulteriore instabilità, con l’Iran chiamato a ridefinire la propria leadership in condizioni di estrema pressione militare ed economica.