Home Esclusiva True Olimpiadi, cronistoria di un successo (sofferto). Morelli: “Un lascito eccezionale. E ora Milano…” L’intervista

Olimpiadi, cronistoria di un successo (sofferto). Morelli: “Un lascito eccezionale. E ora Milano…” L’intervista

Olimpiadi, cronistoria di un successo (sofferto). Morelli: “Un lascito eccezionale. E ora Milano…” L’intervista

E’ uscita la nuova puntata di “Frontale”, newsletter di Fabio Massa con riflessioni (su Milano e non solo), inside e racconti di quello che accade in città. Ci si può iscrivere qui: https://frontale.substack.com

Le Olimpiadi sono state un successo. E questo pare già essere un dato di fatto, a pochi giorni dallo spegnimento del braciere. Un successo che ripaga gli sforzi di chi per anni, tra mille difficoltà e spesso controvento, si è adoperato per la riuscita dell’evento. Tra questi figura sicuramente Alessandro Morelli. Parlamentare, già assessore con Letizia Moratti, leghista della prima ora, ora sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega al Cipess, ha fatto di tutto per portare le Olimpiadi a Milano. E per assicurarsi affinché tutto andasse per il meglio. Intervistato da Frontale, ha ripercorso una strada iniziata nel 2018, dalla “scintilla” di Giorgetti ai duri confronti con i Cinque Stelle. Torino che si sfila e Di Maio che dice che le Olimpiadi non devono costare niente allo Stato. Poi, lentamente, la svolta grazie ai vari Draghi, Fontana, Zaia, Varnier, Salvini, Saldini. E il piccolo grande miracolo di riuscire a farcela nei tempi.

Ancora qualcuno non ci crede: “Mettiamoci il cuore in pace. Il partito del no sopravvive a tutto. Anche all’incoerenza di non riconoscere che dal punto di vista sportivo le olimpiadi sono state eccezionali, ma anche dal punto di vista del lascito per i territori. Il CIO si sta complimentando con i nostri amministratori”, spiega Morelli. E ora, cosa attende Milano? “Prima di tutto mi auguro il lascito delle Olimpiadi non crei le problematiche del post Expo. Dall’altra parte io penso che ora Milano debba radicare questo successo guardando in prospettiva a qualunque altra opportunità di promozione internazionale. Penso ad esempio alla capitale europea della cultura: non sarebbe male, no?”. Qui l’intervista integrale.

Come è andata, sottosegretario?
Nel 2018 iniziamo il percorso per le Olimpiadi. In effetti non avevamo in mente i giochi, all’inizio. Expo era finita da tre anni, la nostra idea era di trovare per Milano una nuova vetrina internazionale. Ai tempi il sottosegretario allo Sport era Giancarlo Giorgetti. Io andavo in giro a dire che avrei voluto qualunque cosa, anche l’America’s Cup in Darsena… Lui mi chiama e mi dice: ci sono le Olimpiadi Invernali.

E quindi?
Io ero entusiasta, ma stavamo al governo con i grillini. Raggi aveva appena rifiutato la candidatura di Roma ai giochi estivi. L’Appendino, sindaca di Torino, inizialmente ci sta. Tanto che si parla di Olimpiadi MITO (Milano-Torino). Poi però si sfila, e quella volpe di Zaia si infila con Cortina.

Quand’è che il governo inizia a crederci?
Il dibattito con il M5S si fa molto acceso. Di Maio dice che le Olimpiadi non devono costare niente allo Stato. Fontana e Zaia allora ci mettono le garanzie per sostenere la candidatura, che sennò non si sarebbe potuta presentare. Il governo inizia a crederci dopo. Il governo giallorosso in effetti costituisce la Fondazione Milano Cortina, ma si scorda di costituire la società Simico, cioè quella che deve realizzare le opere.

Iscriviti alla Newsletter Frontale - a cura di Fabio Massa

E poi?
Poi si inizia a fare sul serio con Mario Draghi. Io sono nominato viceministro, Giovannini mi dà la delega alle Olimpiadi. Costituiamo, con due anni di ritardo, la Simico. E poi con Salvini ministro delle infrastrutture, proseguiamo il lavoro e oggi siamo qui, ad Olimpiadi finite…

C’è ancora chi non ci crede, anche dopo la fine.
Mettiamoci il cuore in pace. Il partito del no sopravvive a tutto. Anche all’incoerenza di non riconoscere che dal punto di vista sportivo le olimpiadi sono state eccezionali, ma anche dal punto di vista del lascito per i territori. Il CIO si sta complimentando con i nostri amministratori, Fabio Saldini e Andrea Varnier per i primi giochi diffusi della storia.

Qual è il giorno in cui è stato più pessimista?
Pessimista mai, ma di giorni duri ce ne sono stati. Una sera partecipo a un consiglio comunale aperto a Cortina. La comunità non aveva percepito il valore dello sliding center. La gente dice che non c’è l’ingegneria, che non ci sono le aziende per realizzarlo, che ci sono gli alberi che verranno abbattuti. E allora io dico loro che ok, la pista di bob a Cortina non si farà. Ma se non si fa la pista di bob, allora Cortina non è città olimpica, e se non è città olimpica non si possono neppure fare le due varianti sulla viabilità, che erano connesse alle opere olimpiche e che sono state regolarmente realizzate. E con questo, Cortina si convinse.

Solo quello?
No no, anche quando ci fu il problema finanziario su Santa Giulia, o quando ci dissero che non si poteva fare il palazzetto sul Palasharp. Abbiamo risolto tutto, ma qualche notte in bianco l’abbiamo passata.

Parliamo di grandi eventi futuri. Milano rimarrà senza per molto tempo. Come si fa?
Prima di tutto bisogna gestire il post olimpiadi. Prendiamo Expo. E’ stato un grande successo di luci e ombre. Dal punto di vista della notorietà internazionale sicuramente grande successo. Dal punto di vista del livello locale ha portato anche delle ombre: aumento delle disparità, il fatto che la città è diventata quasi di consumo per alcune frange sociali, invivibile. Prima di tutto mi auguro il lascito delle Olimpiadi non crei le problematiche del post Expo. Dall’altra parte io penso che ora Milano debba radicare questo successo guardando in prospettiva a qualunque altra opportunità di promozione internazionale. Penso ad esempio alla capitale europea della cultura: non sarebbe male, no?