Lunedì 20 aprile è stata una giornata confusa in Parlamento sul nuovo “decreto sicurezza“: la maggioranza sta tentando una conversione rapida, ma il testo contiene passaggi contestati. In particolare, la norma che introduce un compenso agli avvocati in caso di rimpatrio volontario andato a buon fine ha sollevato obiezioni tecniche e politiche. La misura prevede un incentivo stimato in circa 615 euro per chi assiste pratiche di rientro nei paesi d’origine. Secondo rilievi di esperti di diritto, l’incentivo può entrare in conflitto con i principi di indipendenza e autonomia dell’avvocato, tutelati anche dalle norme europee sul giusto processo. Le critiche sono arrivate dal Consiglio nazionale forense e dall’Organismo congressuale forense, che ha proclamato lo stato di agitazione.
Il sottosegretario Mantovano convocato da Mattarella
Nel tardo pomeriggio il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano, è stato convocato al Quirinale da Sergio Mattarella per discutere i profili problematici, con particolare attenzione all’incentivo legato ai rimpatri. Dal Colle si ricorda che il presidente “parla per atti” e deciderà solo all’esame finale del provvedimento; gli uffici legislativi hanno preso atto che la maggioranza ritiene necessaria una correzione, e il Capo dello Stato attende una soluzione parlamentare all’impàsse. Il decreto è un decreto-legge: è in vigore ma deve essere convertito entro 60 giorni. La scadenza è il 25 aprile. Dopo il via libera del Senato in prima lettura venerdì scorso, un cambio alla Camera costringerebbe a un nuovo passaggio a Palazzo Madama: opzione impraticabile per le tempistiche strette.
Inizialmente si è valutato un emendamento, poi un ordine del giorno. La proposta dell’azzurro Enrico Costa, basata appunto su un ordine del giorno, difficilmente sarà considerata sufficiente dal Colle. Resta sul tavolo una soluzione creativa: approvare il testo com’è e varare subito dopo un nuovo decreto per cancellare l’incentivo agli avvocati. Martedì il governo porrà la fiducia sul provvedimento. Il rimpatrio volontario assistito esiste già come strumento di politica migratoria; la novità è il premio economico, inserito in Parlamento con l’emendamento 3-bis. Secondo le stime ricavabili da fondi stanziati e numeri recenti, l’incentivo ammonterebbe a circa 615 euro per pratica conclusa positivamente.
Il bonus rimpatri che trasforma i legali in alleati del Governo
I rilievi sottolineano il rischio di spingere i legali a favorire l’esito conforme alle politiche del governo Meloni in tema migratorio, più che la tutela piena degli assistiti. È anche per questo che la richiesta del Quirinale punta alla rimozione del meccanismo premiale. Il testo è arrivato in Aula senza completare l’analisi in commissione Affari costituzionali, accelerazione che ha alimentato tensioni. Durante la discussione sono emerse divisioni nella maggioranza e riserve, oltre a critiche del Consiglio superiore della magistratura. Secondo quanto filtra, “sul tavolo restano tre opzioni: la firma, il rinvio alle Camere o la promulgazione accompagnata da una lettera di osservazioni”. La maggioranza valuta l’impegno a intervenire subito dopo la conversione, per evitare la decadenza del 25 aprile e superare il vincolo del doppio passaggio. Resta da vedere se questa strada sarà ritenuta sufficiente dal Colle o se serviranno ulteriori correttivi al “decreto sicurezza” per chiudere la partita in modo ordinato e comprensibile agli operatori del diritto e ai cittadini.
