Azione: Giustizia? Il Pd gioca a non raggiungere il quorum

Il deputato di Azione Enrico Costa analizza le manovre dei partiti in vista del referendum sulla giustizia del prossimo 12 giugno

“Il fatto che il Pd dica no ai quesiti referendari sulla giustizia non è una novità, hanno sempre tenuto una posizione molto conservatrice sulla giustizia, poi per quanto riguarda gli spazi televisivi io personalmente preferisco dibattere con qualcuno che è contrario piuttosto che con una sedia vuota, il Pd ha fatto un passo in avanti perché ora spera che non si raggiunga il quorum”, commenta così – con true-news.it – il deputato di Azione Enrico Costa la notizia che i dem hanno chiesto all’Autorità Garante per le comunicazioni la concessione di “spazi” televisivi per difendere pubblicamente le ragioni del No ai quesiti dei referendum sulla giustizia promossi da Lega e Radicali.

Critica a Lega e Radicali

Costa, ex viceministro della Giustizia, ora tra gli animatori dei comitati per il Sì, non nasconde il suo rammarico per il silenzio mediatico che avvolge i referendum. E polemizza con la Lega e i Radicali. “Se il Pd, come le ho detto ha fatto un passo avanti sperando nel non raggiungimento del quorum – prosegue il ragionamento il parlamentare di Azione – la Lega invece ha fatto un passo indietro proprio perché teme che non si raggiungerà il quorum”.

Il Carroccio, secondo Costa, avrebbe paura di una sconfitta sui cinque quesiti in votazione il 12 giugno, che riguardano la custodia cautelare, la legge Severino, i consigli giudiziari, la separazione delle funzioni dei magistrati e l’elezione dei componenti togati del Consiglio Superiore della Magistratura. “La Lega ha tirato i remi in barca. Perché, dopo aver promosso i referendum, teme che possa essere il soggetto a cui imputare una sconfitta. Solo che tante delle mie battaglie sulla giustizia sono state proprio frutto di sconfitte.

Che poi nel lungo termine però hanno portato a importanti risultati raggiunti”, spiega l’ex viceministro della Giustizia del governo Renzi.

Errore genetico

Costa parla di “errore genetico” nell’impostazione della campagna referendaria. “L’errore genetico risiede nel fatto che i Radicali, sin dall’inizio, hanno scelto di tenere un rapporto esclusivo con la Lega. Hanno impostato tra di loro un rapporto inscindibile ed esclusivo, e questo è stato un errore gravissimo”.  Continua il deputato di Azione: “i mondi da coinvolgere erano molti di più, gli altri partiti hanno firmato i referendum ma sono stati tenuti fuori e ora si paga questo errore”.

Per Costa lo schieramento a sostegno del Sì avrebbe potuto essere “molto più forte ed eterogeneo”. E ammette: “Oggi stiamo lavorando in tanti, ma lo stiamo facendo in modo sfilacciato, questa mancanza di coordinamento determina una carenza di attenzione nell’opinione pubblica”. Quindi, ribadisce il parlamentare della Commissione Giustizia di Montecitorio, “i Radicali sono piccoli e sono scomparsi, la Lega ha deciso di tirare i remi in barca e i referendum sono stati silenziati, questo è stato l’errore genetico che ora paghiamo”.

La posizione conservatrice del Pd

Ma il Pd si è tirato fuori, all’inizio, perché dal Nazareno dicono che la Riforma Cartabia è sufficiente è rende “inutili” i referendum? “Guardi – risponde Costa – il Pd ha tenuto una posizione conservatrice anche sulla riforma della prescrizione durante il governo giallorosso. La stessa riforma che avevano contestato duramente durante il governo Lega-M5s, mentre per quanto riguarda la riforma Cartabia la loro è una giustificazione parziale. Infatti temi come la legge Severino e la custodia cautelare non vengono affrontati dalla riforma, e si tratta di questioni centrali e importanti.

Soprattutto per quanto riguarda la custodia cautelare, comunque siano scritti i quesiti abrogativi”.