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Sciopero, i SI Cobas bloccano Amazon: “Basta Agenzie del Lavoro. Ticket, contratti e rappresentanza: ecco cosa vogliamo”

Nella giornata dello sciopero i SI Cobas bloccano il magazzino più grande d'Italia a Piacenza e presentano il documento "Piattaforma Amazon"

Un’altra prima volta per Amazon in Italia. In primavera è stato il turno del primo sciopero lungo l’intera filiera del colosso fondato da Jeff Bezos. L’11 ottobre è stato direttamente il turno del più grande magazzino d’Italia: quello di Castel San Giovanni (Piacenza). Nel giorno dello sciopero generale indetto in maniera unitaria dai sindaci di base, i SI Cobas piacentini hanno bloccato le attività nel magazzino Amazon. “La prima volta nel mondo” tuonano gli esponenti sindacali.

Sciopero 11 ottobre, bloccato il più grande magazzino Amazon d’Italia

Un blocco che il sindacato leader nel distretto della logistica emiliano, dove conta oltre 4mila iscritti solo nella provincia, definisce un “doveroso attacco al modello di lavoro rappresentato dal colosso Amazon“. Un modello “che aumenta a dismisura la precarizzazione in Italia con l’assunzione di lavoratori tramite agenzie interinali“, recita una nota dei SI Cobas.

Lavoro in Italia, per l’Istat “tempo determinato e interinali”

La fotografia sul mercato del lavoro rilasciata a metà settembre dall’Istat ha mostrato in effetti che l’Italia dal periodo pre-pandemia abbia circa 600 mila occupati in meno. Il recupero dei posti di lavoro nell’ultimo anno per circa mezzo milione è quasi interamente ascrivibile ad occupazione a tempo determinato, con una forte incidenza dei contratti a tempo parziale (spesso part time involontari) e del lavoro in somministrazione, che fa segnare un aumento record del  +38 % in un anno. Dati che riguardano sia la manifattura che i servizi, contribuendo a far calare salari e costo del lavoro.

I sindacati di base contro il “modello Amazon”

Nel mirino del sindacato, che ha manifestato contemporaneamente anche a Milano congiuntamente all’Usb e le altre sigle di base con un corteo a cui hanno preso parte 2-3mila persone, ci sono le “ristrutturazioni” di molte filiere, della logistica e non solo. Che nei primi mesi post pandemia stanno cambiando i propri modelli organizzativi e di lavoro lungo quello che viene definito, per l’appunto “modello Amazon“. Un modello che fa un ampio uso di lavoratori assunti da Agenzie del Lavoro con alcuni fra i contratti peggiori (come il CCNL multiservizi) che prestano servizio come interinali nei magazzini di Amazon: da Dhl a FedEx, passando anche per colossi delle grande distribuzione organizzata, in tanti fra i principali gruppi industriali del Paese stanno prendendo questa scelta anche rinunciando al sistema degli appalti di lavoro e delle coop (più o meno “false” o “spurie”).

I SI Cobas: “Contratti, sentenze, ticket: ecco la nostra Piattaforma Amazon”

Il sindacato ha rilasciato un documento dal titolo “Piattaforma Amazon“. Nel quale si dice esplicitamente che “nei magazzini Amazon l’uso che viene fatto del lavoro somministrato e dei tempi determinati, senza
alcuna prospettiva di stabilizzazione, ha una unica finalità che è quella di mantenere costantemente
sotto ricatto e intimidazione i lavoratori con continue discriminazioni e vessazioni”. “Ciò detto,
chiediamo l’immediata internalizzazione di tutti i precari con assunzione a tempo indeterminato fino
al raggiungimento di quanto previsto dall’ art. 55 del Contratto Collettivo Nazionale dei Trasporti e della Logistica, che prevede che il numero di assunzioni a tempo determinato non possa eccedere la misura del 35%“. Il documento contiene tutta una serie di rivendicazioni già inviate ad Amazon Italia a marzo 2021 sul diritto di rappresentanza sindacale negli hub, il rispetto delle sentenze a favore dei lavoratori e una serie di elementi migliorativi come ticket restaurant, premi di risultato (o di produzione) e la maggiorazione del 50% sullo stipendio nei turni svolti al sabato, alla domenica e in orario notturno.

Amazon e Cgil, Cisl e Uil: l’accordo “storico” davanti ad Andrea Orlando

Tutti elementi che andrebbero nella direzione già promessa da Amazon Italia al Ministro del Lavoro, Andrea Orlando, e ai sindacati confederali Cgil-Cisl-Uil a settembre in quello che è stato definito un “accordo storico” per le “relazioni industriali” e il “rispetto del Contratto collettivo nazionale di lavoro”. L’intesa raggiunta con il colosso dell’e-commerce e definita “Protocollo per la definizione di un sistema condiviso di relazioni industriali tra Amazon e le organizzazioni sindacali Filt Cgil, Fit Cisl, Uil Trasporti” dove si parla di “impegno a rispettare le norme del Ccnl Logistica, Trasporto Merci e Spedizioni” per tutti inclusi “le lavoratrici e i lavoratori in somministrazione in missione presso Amazon” è un documento di due pagine di preziose dichiarazioni d’intenti. Il ministro Orlando ha parlato di “grande soddisfazione” e di una “scelta importante per ciò che la logistica rappresenta nel nostro Paese”. I sindacati confederali di “accordo storico, unico a livello mondiale” dove “per la prima volta Amazon accetta il confronto e “riconosce la rappresentanza collettiva e il ruolo del sindacato”. Amazon stessa ha celebrato l’intesa come “dialogo costruttivo e responsabile con i rappresentanti dei lavoratori”.

I magazzinieri di Amazon? I driver di Enjoy

Nemmeno poche ore dopo la firma del patto e l’intesa viene smentita dai fatti: come raccontato da Il Fatto Quotidiano, sette diversi driver in forza a Enjoy – il car sharing di Eni attivo in varie città italiane – da Milano vengono spediti a lavorare per Amazon come magazzinieri nel nuovo centro di distribuzione di Cividate al Piano (Bergamo), appena inaugurato, e dove il gigante fondato da Jeff Bezos promette 900 posti di lavoro a tempo indeterminato nei prossimi tre anni. Nell’attesa che la profezia si avveri, Amazon ha preferito assicurarsi i servigi di lavoratori in somministrazione assunti non con il contratto della logistica e dei trasporti ma per l’appunto con il peggiorativo multiservizi. Lavoratori interinali in forza a Professional Solutions. È il ramo outsourcing di Adecco (controllata al 100% da Adecco Italia Holding) e che per la multinazionale di selezione del personale vale 57 milioni nel 2020 per 750 lavoratori. I sette appartengono alla commessa per somministrazione di manodopera che la società del car sharing di Eni ha stipulato con Adecco. Ad agosto però hanno ricevuto la comunicazione improvvisa: invece che spostare e pulire le auto della flotta milanese di Enjoy, al mattino devono viaggiare per 70 chilometri e lavorare come magazzinieri per Amazon. Gli è stato riconosciuto un bonus benzina e auto come rimborso. Nulla di illegale, leggendo il contratto stipulato dai lavoratori con Adecco, ma sicuramente fuori dal perimetro dell’intesa appena siglata sotto gli occhi del ministro Orlando da Amazon e Cgil, Cisl e Uil.