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Spesa sanitaria in Italia, il peccato originale: 95% per le cure, solo 5% a Ricerca e Prevenzione

La spesa sanitaria italiana ha un peccato originale: lo sbilanciamento di fondi spesi per cura e prevenzione

I macro numeri sono stati aggiornati: rapporto spesa sanitaria/Pil al 7,3% nel 2021 con 129,4 miliardi di euro e un aumento del 4,8% rispetto al 2020. La fotografia stilizzata scattata dalla Nota di Aggiornamento del Documento di Economia e Finanza (Nadef) non racconta però tutto sulla dinamica della spesa in sanità dell’Italia.

Ssn, costi e ricavi. Ecco i numeri del Mef

Sono invece gli Open Data pubblicati del Ministero dell’Economia e delle Finanze su apposito sito a dare un quadro aggiornato, anche a livello storico, di come si evolve il quadro economico-finanziario del Servizio Sanitario Nazionale. In questo caso i dati sono 2019 per ragioni di “sedimentazione” degli stessi. I principali finanziamenti e costi del Ssn sono così suddivisi: solo il 2,72% dei “ricavi” è coperto da ticket e rimborsi, le prestazioni socio-sanitarie a pagamento fanno il 5.04% mentre la quasi totalità (91,89%, 126,8 miliardi) deriva dai contributi. Sul fronte delle spese sono i costi per “beni e servizi” a fare la parte del leone con 65,69% pari quell’anno a 82 miliardi di euro. Il personale “pesa complessivamente il 28% diviso fra il 22,82% degli operatori sanitari e professionale e il 5% personale tecnico-amministrativo.

Lea, 64 mld per “assistenza distettuale”, meno finanziate prevenzione e ricerca

Il capitolo più interessante della griglia di dati esplorabili pubblicati dal Mef riguarda il “costo” dei diversi Livelli essenziali di assistenza (Lea) e la loro ripartizione per ambiti. E che potrebbe essere sintetizzato da uno slogan: l’Italia è un Paese che spende tanto per curare e sostanzialmente nulla per prevenire.

La voce più imponente è la cosiddetta “assistenza distrettuale”: 64,2 mld di euro (il 52% del totale) così suddivisi: 20 miliardi all’assistenza specialistica, 19,3 mld all’assistenza territoriale, 17,7 miliardi all’assistenza farmaceutica. L’altra macro voce è “l’assistenza ospedaliera con 53,7 miliardi di cui 44 mld per pazienti acuti, 6,3 miliardi per pronto soccorso, sistema di emergenza-urgenza e altri servizi ospedalieri, 1,1 miliardi per attività trasfusionale, 253 milioni per il trasporto sanitario assistito, 200 milioni per il trapianto di organi e 46 milioni per la donazione di cellule riproduttive.

A colpire però, soprattutto alle luce di un anno e mezzo di pandemia, sono le due voci meno finanziati e con un’ampia sproporzione rispetto alle macro aree. Solo 5,3 miliardi alla “prevenzione collettiva”: 1,1 mld malattie infettive e parassitarie, 1 mld salute animale e igiene urbana e veterinaria, 899 milioni per prevenzione malattie croniche, 626 milioni alla prevenzione e sicurezza nei luoghi di lavoro, 684 milioni alla sicurezza degli ambienti aperti, 403 milioni alla sicurezza alimentare e 524 milioni su altre micro voci di prevenzione. Ancora più drastici i numeri sul capitolo “Ricerca” (almeno pubblica): 239,7 milioni di euro, non meglio dettagliati dalla fotografia del Mef.