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Recovery Plan, come e quanti soldi spenderanno i Paesi dell’Unione europea. Scarica Infografica del Centro Studi Inrete

Il Pnrr italiano ha ricevuto parere favorevole da Bruxelles. L'Italia ha ottenuto il Recovery più “ricco” con 191,48 miliardi (68,88 miliardi in sovvenzioni e 122,6 miliardi in prestiti)

Ventiquattro piani trasmessi alla Commissione europea, con l’esclusione di Bulgaria e Paesi Bassi. Per 11 c’è il parere positivo di Bruxelles. La maggior parte degli stati membri della Ue ha chiesto di accedere solo alle “sovvenzioni” dei fondi previsti per la ripresa e la ripartenza del continente, con l’esclusione di Cipro, Grecia, Italia, Polonia, Portogallo, Romania e Slovenia che hanno chiesto di accedere anche alle linee di prestiti.

È quanto emerge dalla fotografia scattata dal Centro Studi Inrete che ha elaborato un’analisi comparata dei piani nazionali di ripresa e resilienza presentati dagli stati membri dell’Unione europea. (Scarica l’infografica a cura del Centro Studi Inrete)

Il Pnrr italiano è il più ricco. Cifre importanti anche per Grecia, Romania e Polonia

Il Pnrr italiano, che ha ricevuto parere favorevole il 22 giugno con una stima di crescita compresa tra l’1,5% e il 2,5% del Pil entro il 2026, ha ottenuto il Recovery più “ricco” con 191,48 miliardi (24,9 miliardi dei quali di prefinanziamento), di cui 68,88 miliardi in sovvenzioni e 122,6 miliardi in prestiti. Malta e Lussemburgo sono i due Paesi che hanno chiesto meno con l’isola del Mediterranneo che ancora non ha ricevuto una valutazione per il suo piano da 316 milioni di euro in sovvenzioni e il Granducato che con soli 93 milioni in sovvenzioni, di cui 12 milioni di prefinanziamento, punta quasi tutto su transizione green. Oltre all’Italia invece cifre importanti, in proporzione al Pil, sono previste per Grecia (30,5 miliardi di cui 12 in prestiti), 36 miliardi per la Polonia e 29 miliardi per la Romania. L’analisi del Centro Studi Inrete mette in luce anche quali saranno le priorità di spesa dei singoli Paesi e l’impatto stimato delle misure in termini economici e sociali. A farla da padrone sono i capitoli legati alla transizione ecologica e ambientale ma anche digitalizzazione e banda larga, efficienza della pubblica amministrazione, coesione sociale e territoriale. (Scarica l’infografica a cura del Centro Studi Inrete)