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Ora d’ARIA per Gubian? Chiamata dal Pirellone per l’ingegnere veneto

L'ingegnere ha dato vita assieme al virologo Andrea Crisanti al massiccio sistema che ha permesso al Veneto di tracciare il focolaio di Vo' Euganeo.

Aria nuova alla centrale d’acquisti di Regione Lombardia. In Aria spa ora è il turno di Lorenzo Gubian, nuovo direttore generale nominato al posto di Filippo Bongiovanni, indagato nell’inchiesta camici e ora a capo di Sireg, il Sistema delle società regionali. Si attende solo la conferma da parte del cda di Aria. Ingegnere, 50 anni, tre figli, nato a San Daniele del Friuli in provincia di Udine, Gubian arriva direttamente dal Veneto nella Locomotiva d’Italia ammaccata dal virus con un ruolo chiave. È stato direttore dell’unità operativa complessa dei Sistemi Informativi Azienda Zero, l’ente sanitario cui fanno capo tutte le Asl della Regione governata da Luca Zaia. Di lui si dice che è “un tecnico”, “lontano dalla politica” e “professionale”.

Nei mesi in cui la pandemia colpiva l’Italia – e la Lombardia con maggior violenza – l’ingegnere residente a Vicenza dava vita assieme al virologo Andrea Crisanti al massiccio sistema di tracciamento che ha permesso al Veneto di tenere i contatti dei positivi al Covid e mettere sotto controllo il focolaio di Vo’ Euganeo, diventando un modello per tutto il pianeta nella lotta al Coronavirus. Un modello di biosorveglianza ideato dal nuovo acquisto di Regione Lombardia che incrocia i dati di tre archivi al fine di identificare nomi, luoghi e contatti stretti di ogni persona affetta dal virus finendo con il creare una mappa del Veneto in cui, cliccando, si scoprono tutte le informazioni necessarie, dall’età al codice fiscale passando per la tessera sanitaria, il medico di famiglia, conviventi, luogo e datore di lavoro.

Un modello troppo invasivo rispetto alla privacy delle persone? Forse. Ne è infatti convinto lo stesso Gubian. “Inutile negarlo – ha dichiarato all’epoca – in tempi normali non si sarebbero potute incrociare queste banche dati. L’abbiamo fatto nell’interesse superiore della salute pubblica, partendo dall’idea che al sistema di contrasto non debba sfuggire neppure un caso positivo perché potrebbe essere generatore di morti. È chiaro che finita l’emergenza tutto dovrà rientrare”.