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Così Big Pharma cresce: tutte le operazioni di M&A nel mondo

Settimane pirotecniche per l'm&a in ambito sanitario: Oracle e Csl mettono a segno due tra le più ricche acquisizioni dell'anno

È stato un fine anno pirotecnico per l’m&a in ambito sanitario dopo un’annata segnata da operazioni di media portata, quasi tutte a stelle e strisce, e senza mega fusioni.

Ci hanno pensato CSL, leader mondiale nel settore delle biotecnologie e soprattutto il colosso tech Oracle a mettere a segno due tra le più ricche acquisizioni dell’anno a pochi giorni dall’ingresso nel 2022.

La società australiana, che offre una vasta gamma di plasma-derivati e terapie ricombinanti, ha infatti acquisito la svizzera Vifor Pharma, operativa nelle terapie per la carenza di ferro, in nefrologia e nelle patologie infettive per 11,7 miliardi di dollari come raccontato su True-News.

Dopo le anticipazioni del Wall Street Journal, Oracle ha invece messo a segno la sua più grande acquisizione di sempre: oggetto del deal, che si concluderà entro i prossimi dodici mesi, è Cerner, azienda specializzata nei sistemi di gestione delle cartelle cliniche elettroniche, che sarà pagata in contanti dal gruppo fondato da Larry Ellison 95 dollari ad azione, circa 28,3 miliardi di dollari come valore complessivo. L’accordo più grande in ambito healthcare del 2021 e dagli impatti potenzialmente più rilevanti degli ultimi dieci anni secondo gli analisti.

Queste due operazioni incarnano inoltre i due principali trend dell’m&a nell’industria sanitaria post Covid-19: a fare la parte del leone non sono tanto le mega fusioni tra big pharma, quanto l’e-health e il biotech. Come confermato in un recente report dallo studio legale internazionale White & Case, negli ultimi anni i dealmaker hanno infatti concentrato la loro attenzione sui fornitori di prodotti medici, sulle aziende biotecnologiche e sui CRO, le Organizzazioni di ricerca a contratto.

La pandemia ha accelerato il passaggio a transazioni più piccole, poiché la domanda di studi clinici è aumentata vertiginosamente e la corsa globale allo sviluppo di un vaccino e alle capacità di test ha richiesto investimenti enormi. Per far questo software, digitalizzazione, analisi dei dati, intelligenza artificiale e machine learning si sono resi sempre più necessari.

Ma quali sono state le principali operazioni healthcare e biopharma del 2021? Le abbiamo riassunte qui.

Oracle e Cerner: l’operazione healthcare più ricca del 2021

Quando è stato annunciato ufficialmente il deal, del valore complessivo di 28,3 miliardi di dollari, la più grande di sempre per Oracle, i leader delle due società hanno sottolineato la loro capacità combinata di “fornire ai professionisti medici oberati di lavoro una nuova generazione di strumenti digitali più facili da usare che consentono l’accesso alle informazioni tramite un’interfaccia vocale a mani libere per proteggere le applicazioni cloud”, ha affermato il cofondatore di Oracle Larry Ellison, e di consentire “un’assistenza ai pazienti connessa, di alta qualità ed efficiente”, ha aggiunto David Feinberg, CEO di Cerner.

E pensare che solo otto mesi prima Cerner aveva acquisito per 375 milioni di dollari l’azienda di analisi Kantar Health, specialità in Alzheimer, oncologia e malattie rare.

Con Nuance, Microsoft spinge sull’intelligenza artificiale in ambito health

Una dinamica simile a quella della seconda più grande fusione annunciata nel 2021: anche in questo caso un colosso tecnologico ha investito parecchio per un importante sviluppatore software nel settore sanitario.

Solo due mesi prima che Microsoft offrisse ben 19,7 miliardi di dollari per Nuance Communications, multinazionale statunitense leader nell’intelligenza artificiale conversazionale, Nuance aveva fatto un acquisto proprio, raccogliendo Saykara, startup di documentazione clinica basata sull’AI, a febbraio. Del ruolo strategico del comparto health per la società fondata da Bill Gates anche nel nostro Paese, True News ne aveva parlato in una intervista a Luca Callegari, Direttore Divisione Specialist Team Unit di Microsoft Italia 

Due private equity comprano Athenahealth (dopo solo tre anni)

Ci sono state altre acquisizioni multimiliardarie nel 2021, non da ultimo quella messa a segno dalle società di private equity Hellman & Friedman e Bain Capital, che hanno acquistato athenahealth per 17 miliardi di dollari: per la seconda volta in soli tre anni il fornitore di servizi abilitati alla rete e applicazioni mobili per gruppi medici e sistemi sanitari è stata oggetto di acquisizione. Allora, nel 2018, Veritas Capital aveva sborsato 5,7 miliardi di dollari per ottenerla. L’accordo dovrebbe essere finalizzato nel primo trimestre del 2022, con il CEO di athenahealth Bob Segert che continuerà nella sua posizione.

Con Change Healthcare, Optum spinge sui servizi sanitari innovativi, inclusi quelli di pagamento

Era il gennaio scorso quando si è realizzata quella che sarebbe risultata la quarta maggiore operazione: l’acquisto, da parte di Optum, azienda americana specializzata in innovazione nei servizi sanitari, di Change Healthcare per 13 miliardi di dollari (8 miliardi in contanti, 5 di debito). “Insieme aiuteremo a semplificare e informare i processi clinici, amministrativi e di pagamento da cui dipendono gli operatori sanitari e i pagatori per servire i pazienti”, dichiarava Andrew Witty, CEO di Optum e presidente del gruppo UnitedHealth.

CSL e Vifor: con 11,7 miliardi di dollari è il più grande deal biopharma dell’anno

Solo quinto, ma primo tra i deal in ambito biopharma, quello già menzionato dell’australiana CSL con l’incorporazione di Vifor Pharma per 11,7 miliardi di dollari. Sebbene l’accordo debba ancora essere finalizzato, una volta completato, la società australiana acquisirà la pipeline di farmaci di Vifor volti a curare la carenza di ferro, le malattie renali e cardio-renali. Altro primato: si tratta della principale operazione – e tra le poche – che non coinvolge aziende statunitensi.

Grandi affari per MSD con due acquisizioni

Il secondo più grande accordo farmaceutico del 2021, il sesto in ordine di grandezza, è stato quello da 11,5 miliardi di dollari messo a segno dalla statunitense MSD, tra i big internazionali del settore biofarmaceutico, per l’acquisizione di Acceleron Pharma, società del Massachussets focalizzata sul trattamento dell’ipertensione arteriosa polmonare. E non è stato il solo. Già a febbraio MSD aveva incorporato Pandion Therapeutics specializzata nelle malattie autoimmuni con un’operazione da 1,85 miliardi di dollari.

Con Hillrom e l’assistenza connessa Baxter punta a uscire dagli ospedali

E aggiungiamo un’altra transazione da oltre 10 miliardi di dollari. In questo caso a settembre, la compagnia di prodotti medicali Baxter International ha annunciato l’acquisizione da 10,5 miliardi di dollari di Hillrom, che sviluppa tecnologie per l’assistenza connessa e la collaborazione clinica. L’obiettivo? Espandere le offerte di Baxter oltre le strutture ospedaliere e fornire una gamma più ampia di servizi a medici e pazienti, hanno affermato i manager.

Jazz Pharma con GW per combattere epilessia e sclerosi grazie ai cannabinoidi

Sempre a febbraio, si è realizzata l’operazione che per diversi mesi ha mantenuto lo scettro di big deal bioharma dell’anno: parliamo dell’acquisizione di GW Pharmaceuticals, azienda farmaceutica britannica nota per il suo prodotto per il trattamento della sclerosi multipla nabiximols, il primo derivato naturale della pianta di cannabis ad ottenere l’approvazione del mercato in qualsiasi paese, da parte dell’irlandese Jazz Pharmaceuticals per un valore di 7,2 miliardi di dollari. La fusione delle società ha dato vita a una potenza globale in ambito neuroscientifico che ha portato il principale farmaco per l’epilessia di GW, Epidiolex, nella pipeline di Jazz. Epidiolex, che deriva dalla sua piattaforma di prodotti cannabinoidi, è stato il primo medicinale cannabinoide di origine vegetale mai approvato dalla FDA, l’ente governativo statunitense che si occupa della regolamentazione dei prodotti alimentari e farmaceutici. Jazz, da parte sua, ha un portafoglio di risorse oncologiche e neurologiche, tra cui Xywav, l’opzione di trattamento a basso contenuto di sodio per la cataplessia e l’eccessiva sonnolenza diurna nelle persone affette da narcolessia.

Sanofi mette a segno un triplete con Translate Bio, Tidal e Kymab

Ad agosto, Sanofi ha consolidato la sua posizione nel campo dell’RNA messaggero (mRNA) con l’acquisizione da 3,2 miliardi di dollari di Translate Bio. Le due società collaborano su vaccini e terapie mRNA dal 2018. L’acquisizione di Translate Bio è avvenuta circa un mese dopo che il gruppo multinazionale francesce ha annunciato l’istituzione del suo Centro di eccellenza mRNA. È arrivato anche quattro mesi dopo aver acquisito la piccola Tidal Therapeutics, uno sviluppatore di nanoparticelle in grado di fornire mRNA per riprogrammare le cellule immunitarie per 470 milioni di dollari. Sanofi aveva iniziato l’anno con l’acquisizione di Kymab da 1,4 miliardi per rafforzare la sua pipeline di immunologia grazie all’azienda britannica.

Horizon tiene d’occhio l’obiettivo con Viela Bio

A febbraio, la Horizon Therapeutics, con sede in Irlanda, ha acquisito Viela Bio, con sede nel Maryland, per 3,5 miliardi di dollari. L’accordo ha ampliato le offerte di Horizon nel settore delle malattie rare, tra cui la NMOSD, rara patologia autoimmune che attacca il nervo ottico, il midollo spinale e il tronco encefalico.

Amgen rafforza la pipeline oncologica con Teneobio e Five Prime Therapeutics

Chiudiamo la classifica con Amgen, società biotech con sede in California, che ha effettuato due acquisizioni significative l’anno appena trascorso. A marzo ha acquisito Five Prime Therapeutics, azienda biotecnologica specializzata nello sviluppo di soluzioni immuno-oncologiche e di terapie antitumorali mirate, con un accordo da 1,9 miliardi di dollari. Per la compagnia californiana, l’acquisizione di Five Prime ha sostenuto una strategia di espansione internazionale: quando l’accordo è stato siglato, Amgen ha dichiarato di stare cercando di spingere il bemarituzumab nel mercato asiatico a causa dell’elevata prevalenza di cancro gastrico in quella regione. Seconda operazione, ma più corposa, quella rivolta su Teneobio da 2,5 miliardi di dollari, con cui Amgen ha ottenuto la classe di farmaci biologici chiamati anticorpi umani a catena pesante dall’azienda biotech specializzata in anticorpi bispecifici.

Outlook 2022: grazie al Medicare di Biden ulteriore slancio a investimenti

Nonostante i numeri e le operazioni sin qui descritte, secondo alcuni analisti come Riccardo Volpi, fund manager della società di gestione del risparmio Pharus, il 2021 è stato contrassegnato da un cambio di passo per il settore biofarmaceutico: oltre alla riduzione del numero di deal, per l’esperto abbiamo assistito a una trasformazione delle operazioni. “L’ambito delle fusioni e acquisizioni si è contratto, sostituito dal progressivo aumento nel numero delle offerte pubbliche iniziali (Ipo)” ha dichiarato a We Wealth. Tuttavia, lo slancio emerso nell’ultimo quarter dell’anno, ovvero dopo il 1° settembre, in cui si è concentrato il 59% dell’attività di m&a, fa ben sperare per una prosecuzione del trend nel 2022. Vanno poi considerate due altre leve strategiche: il 2021 ha portato con sé un aumento delle disponibilità liquide per le aziende americane dell’healthcare, passate da circa 300 a 340 miliardi di dollari in un anno e questo spingerà le realtà del comparto verso nuovi investimenti. La seconda leva riguarda la maggior chiarezza fatta dall’amministrazione Biden sul Medicare, il programma di assicurazione medica gestito dal governo degli Stati Uniti, riguardante gli over 65 anni. Lo scorso novembre è stata fatta luce sui punti del Medicare: la manovra colpisce essenzialmente le aziende con farmaci negoziabili da più di 9 anni. Il che potrà fare da catalizzatore per l’intero comparto healthcare, in particolare per le small cap.