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Alta quota e basse temperature: ecco come si preparano gli aeroporti al vaccino

Gli scali aeroportuali avranno un ruolo cruciale per la conservazione del vaccino. Preoccupa il divario nord-sud. Ecco i numeri di Assaeroporti presentati in Parlamento

di redazione

Oltre 2.000 metri cubi disponibili per temperature tra i 2 e gli 8 gradi centigradi. Quasi 900 metri cubi per mantenere invece temperature a meno 20 gradi. Tra chi si sta preparando per l’arrivo del vaccino, come in più occasioni raccontato da True Pharma, c’è sicuramente la filiera logistica e gli aeroporti. In uno degli anni più difficili della storia recente per la movimentazione di merci e persone (come abbiamo appreso anche nell’ultima settimana) proprio gli scali aeroportuali italiani giocheranno un ruolo fondamentale nella capacità di conservazione, stoccaggio e infine distribuzione del vaccino Covid per e dentro l’Italia stessa. Assaeroporti ha condotto un primo monitoraggio e metà novembre fra 16 aeroporti in Italia che rappresentano complessivamente il 95,4% del traffico cargo nel 2019. I numeri sono poi stati messi a disposizione del Parlamento l’1 di dicembre. “Ci siamo già mobilitati per la gestione della logistica dei vaccini, ma serve coinvolgimento ed informazione” hanno detto Valentina Lener, Direttore generale di Assaeroporti, e Stefano Corsini, in rappresentanza di Assoporti, nel corso dell’audizione alla Commissione Trasporti. La direttrice di Assaeroporti ha spiegato anche l’esigenza che si raggiungano gli opportuni accordi istituzionali per superare alcune delle criticità che potrebbero presentarsi per un’operazione che deve svolgersi comunque con i caratteri di massima urgenza, e che avrebbe quindi la necessità di facilitare sia le operazioni doganali che di verifiche da parte degli uffici sanitari, il tutto per realizzare il massimo di efficienza della catena logistica. La Lener ha però anche avvertito che – al momento – mancano informazioni anche sulla modalità con cui verranno trasportati i vaccini: si dà per scontato che la maggior parte debba viaggiare per via aerea, ma non è escluso – invece – che le maggiori quantità siano trasportate via camion, se i luoghi di produzione delle multinazionali saranno previsti nelle sedi e nei laboratori che hanno sul territorio europeo.

Alcuni dei nodi cruciali che emergono dal documento di Assaeroporti sono sicuramente legati alle diverse capacità di stoccaggio a temperature controllate – come sarà necessario per il vaccino Covid – da parte dei differenti scali della penisola. È pesante infatti il divario in termini di metri cubi e capacità di stoccaggio di dosi/mese o di dosi/metro cubo fra nord Italia e sud Italia. In generale l’Italia sembra attrezzata per poter stoccare più di 8 milioni di dosi al giorno con la modalità di imballaggio del “trasporto refrigerato termoisolato” ( fra i 2-8 gradi). Circa 2,6 milioni di dosi/giorno invece se si parla di “trasporto congelato” a meno 20 gradi. Più complicato il quadro se si tratta di andare sotto queste temperature con una capacità che si aggira intorno alle 887mila dosi al giorno per non più di un giorno medio di giacenza. Fanno ben sperare invece alcune delle parole contenute nel documento di Assaeroporti. Come per esempio il fatto che “le infrastrutture disponibili possono essere usate per lo stoccaggio di farmaci e, dunque, potenzialmente utilizzabili anche per i futuri vaccini anti-Covid”. La capacità di stoccaggio attuale può essere “almeno raddoppiata, nell’immediato, mediante la predisposizione di adeguate strutture di stoccaggio all’interno delle celle +2°C/+8°C che consentano di impilare gli europallet”.

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Francesco Floris
Francesco Floris
Nato nel 1989, trentino, milanese d'adozione,. Giornalista freelance. Collaboratore di True-News, Fatto Quotidiano, Affaritaliani.it Milano, Linkiesta, Gli Stati Generali, Vice, Il Dubbio, Redattore sociale. Per segnalazioni scrivimi a francesco.floris@true-news.it o frafloris89@gmail.com

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