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Senza carta né plastica: la supply chain in ginocchio a causa del Covid

Bicchieri per caffè e bibite da asporto. Ma anche contenitori per cibo, sacchetti e salviette. Tutto di carta, come reso necessario dalla pandemia. Una montagna di prodotti – spesso usa e getta – di cui abbiamo sempre più richiesta e che sta mettendo a dura prova l’industria della carta. Una caccia alle risorse che ha fatto esplodere il prezzo della carta da macero: prima del Covid costava circa 11 euro a tonnellata, come scrive Il Sole 24 Ore, ora è balzato a 140 euro. Decuplicata in dodici mesi, insomma. Quanto alla carta da imballaggi, quella di maggiore qualità, è aumentata del 50% dallo scorso dicembre, arrivando ai 140 euro per tonnellata.

È l’intera supply chain a essere stata travolta da quest’ultime ondate di pandemia. Mancano le risorse e quindi la produzione rallenta, proprio mentre sempre più persone necessitano di prodotti simili. Tra qualche settimana potrebbe essere inevitabile il blocco della produzione per alcune aziende (nel Regno Unito sta già succedendo).

Quanto al settore della plastica, non se la passa meglio. Anche qui mancano le risorse fondamentali, rallentate da una logistica sempre più a singhiozzo che ha costretto l’80% delle aziende produttrice a rallentare (fonte: Il Sole 24 Ore).

Di sicuro l’allarme per la carenza di materie prime è serio e, da Nord a Sud, sta mettendo in difficoltà tantissime imprese. E se all’inizio era solo preoccupazione (che si pensava tutto sommato gestibile) oggi è diventata apprensione di non fermare la produzione interna. Un’azienda del pavese che lavora materie plastiche, molto inserita nel settore, ha raccontato a True News che “il prezzo delle materie prime è schizzato da fine dicembre” e che “ai clienti si fanno i prezzi giorno per giorno”. In questo scenario così complicato “alcune aziende hanno già alzato bandiera bianca” e “cominciano a scarseggiare i tappi per chiudere il latte o i barattoli di plastica per gli yogurt. Ma fino a quando potremo resistere?”. Una domanda senza risposta nel bel mezzo di una crisi che morde. Certo è che il Covid, anche su questo fronte, ha evidenziato un’Europa troppo dipendente dalle importazioni. E con Stati Uniti e Cina che, per soddisfare la domanda interna, si tengono la materia prima in casa, quella che gira in Europa non può che costare moltissimo.

Un vero circolo vizioso, secondo Lorenzo Poli, presidente di Assocarta, che sottolinea come turismo, ristorazione e commercio producano tonnellate di carta che poi vengono sempre riciclate (grazie anche all’efficienza della raccolta differenziata nostrana). Ma con gli aeroporti vuoti e il turismo a terra (https://www.true-news.it/working/estate-turismo-covid-draghi-grecia-spagna), c’è sempre meno da riciclare. La prossima volta che bevete l’espresso da un bicchiere di carta pensateci bene prima di buttarlo nel cestino.

(Foto: Envato)

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