Un nuovo capitolo giudiziario si apre sulla Ceva Logistics. Lo scorso 27 febbraio, su richiesta della Procura della Repubblica di Milano, sono stati emessi due decreti di sequestro preventivo d’urgenza nei confronti delle filiali italiane del gruppo francese, per un valore complessivo superiore ai 27 milioni di euro. Nel dettaglio, i provvedimenti interessano Ceva Logistics Italia s.r.l. (24.677.769,13 euro) e Ceva Ground Logistics Italy S.p.A. (già Gefco Italia, per 2.713.766,52 euro). Si tratta, secondo i magistrati, del profitto di reati fiscali finalizzati alla futura confisca.
Ipotesi di reato e meccanismo contestato
Le ipotesi investigative sono centrate su una presunta frode fiscale, attuata attraverso l’utilizzo di “contratti di appalto ritenuti fittizi”, apparentemente destinati a servizi di logistica, movimentazione merci e facchinaggio, ma secondo la ricostruzione della Procura, “utilizzati per mascherare una mera somministrazione irregolare di manodopera”. La documentazione fiscale prodotta dalle società coinvolte viene contestata come “non conforme alla normativa di settore”, con conseguente emissione di fatture per operazioni giuridicamente inesistenti. Queste sarebbero servite a ottenere indebiti vantaggi fiscali mediante la detrazione dell’IVA su costi fittizi.
La “filiera della manodopera” e le società filtro
Dall’indagine emerge la presenza di una “vera e propria filiera della manodopera”. Nel dettaglio, i rapporti di lavoro con la società committente sarebbero stati “schermati da società intermediarie”, che a loro volta si sarebbero servite di cooperative definite “serbatoio”. Queste, spesso caratterizzate da una “vita breve” e intestate a prestanome, secondo le contestazioni “omettevano sistematicamente il versamento dell’Iva e dei contributi previdenziali e assistenziali”. Secondo l’accusa, tra il 2020 e il 2024 Ceva avrebbe fatto “largo ricorso” a questo sistema, sfruttando sia una massiccia flessibilità sia costi del lavoro compressi.
Responsabilità amministrativa e coinvolgimento dei vertici
L’inchiesta coinvolge direttamente l’amministratore delegato Christophe Boustouller, in carica dal 2019 dopo il precedente commissariamento per caporalato. Secondo la Procura, le condotte contestate non sarebbero “iniziative isolate” di singoli manager, ma costituirebbero “espressione di una precisa strategia aziendale orientata alla massimizzazione del profitto attraverso l’evasione fiscale e la compressione del costo del lavoro”. Contestualmente, è stata notificata anche l’informazione di garanzia per la responsabilità amministrativa degli enti, legata alla mancata adozione di modelli organizzativi adeguaptai a prevenire i reati tributari.
Le perquisizioni e l’estensione dell’inchiesta
Parallelamente al sequestro, i finanzieri hanno eseguito perquisizioni nelle province di Milano, Pavia, Roma, Latina e Napoli. Sono interessati dall’attività investigativa sia persone fisiche sia soggetti giuridici considerati coinvolti. La Procura ricorda che casi analoghi hanno riguardato altri operatori della logistica — tra cui Dhl, Ups, Gls, Uber, Lidl, Amazon, Bartolini, Fedex e altri — con una stima complessiva che, per il solo gruppo Ceva Logistics Italia, indicherebbe “ruoli pendenti per oltre 151 milioni di euro” e, per Ceva Ground, “circa 6,1 milioni”.
L’impatto delle indagini e il precedente del 2019
La vicenda si inserisce in una lunga sequenza di interventi giudiziari. Sono almeno 37 le inchieste della Procura milanese negli ultimi anni nel settore della logistica, con la stabilizzazione di oltre 54 mila lavoratori e il versamento di più di un miliardo di euro all’Erario. Per Ceva, la nuova misura cautelare arriva sette anni dopo l’amministrazione giudiziria e la “bonifica” del 2019, che aveva rappresentato un caso emblematico di risanamento. Ora, sottolinea la Procura, la contestazione di una “recidiva aziendale” riapre “una partita che, fino a pochi anni fa, sembrava chiusa”.
“La condotta posta in essere da Ceva Logistics Italia srl nell’ambito del sistema fraudolento dura da anni e ha comportato non solo il sistematico sfruttamento dei lavoratori ma anche ingentissimi danni all’erario”, si legge negli atti della Procura. Resta da chiarire se, alla luce delle misure adottate dall’azienda in passato, la magistratura considererà le attuali contestazioni come risposta ad azioni episodiche o come una ricaduta sistematica.
