Future Carta canta: dentro il tesoro di Comieco

Carta canta: dentro il tesoro di Comieco

Il mondo si muove con la carta. Dai nostri ordini Amazon alle spedizioni industriali, carta e cartone sono diventate una risorsa preziosissima, anche perché rinnovabile e riciclabile. Sembra facile: dall’albero alla carta, dalla carta al cartone riciclato. Ma chi si cela dietro al riciclo di questo prezioso materiale? La risposta si cela dietro la sigla Comieco, che sta Consorzio nazionale recupero e riciclo degli imballaggi a base cellulosica, ed è il consorzio nazionale che si occupa di riciclare e recuperare gli imballaggi di questo tipo. A sua volta Comieco fa parte del Conai, il Consorzio Nazionale degli Imballaggi, la navicella madre del riciclaggio dei sei materiali principali – acciaio, alluminio, carta, vetro, legno, plastica. Proprio quest’ultima è stata negli ultimi anni al centro di inchieste, attirando l’attenzione del Tar del Lazio, per via dell’accordo che la lega all’ANCI (Associazione Nazionale dei Comuni Italiani). Nella logica del Consorzio, ogni produttore di imballaggi deve versare una quota per il suo smaltimento (la Cac, Contributo Ambiente Conai). Sta poi ai vari Consorzi del Conai, tra cui Comieco, provvedere allo smaltimento, in accordo con Anci. Buona parte del bilancio di Anci insomma, deriva da Conai e dai rifiuti: numeri non diffusi ai cittadini, al di là di alcuni dati aggregati.  

Con il suo intervento, nel 2019, il Tar ha sottoline come la legge italiana imponga ai produttori di versare una quota per lo smaltimento senza nominare mai il Conai, ma parlando più genericamente di un consorzio. Quello che c’era stato fino allora, di fatto, era stato un monopolio. I produttori di acque minerali hanno subito approfittato della sentenza del Tar per ribellarsi e formare il “loro” organismo, Coripet, che si è subito contrapposto al Corepla (che è per la plastica ciò che Comieco è per carta e cartone). Apriti cielo, la concorrenza in un settore che non l’aveva mai conosciuta! Ne è nata una lunga crisi che è andata a intaccare l’equilibrio decennale del sacro patto Conai-Anci, da cui si decide come investire i soldi per il trattamento dei rifiuti a livello locale. Lo scorso giugno, alla fine, è stato firmato il nuovo accordo, con cui Anci e Conai (e quindi Comieco) cercano di riprendere il controllo del settore (e del business). La firma è stata celebrata nel corso di un evento a cui ha partecipato anche l’onorevole Chiara Braga, Capogruppo del Partito Democratico nella Commissione Ambiente, che ha definito l’attività dei Consorzi “da sempre di pubblico interesse”. Ah sì?

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