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Come MacKenzie Scott, ex moglie di Jeff Bezos, sta cambiando la filantropia

Più di 8 miliardi in beneficenza, in un solo anno. L'ex moglie di Jeff Bezos sta rivoluzionando la filantropia. Altro che viaggi spaziali.

8,6 miliardi di dollari in beneficenza. Nel solo 2020. È quanto ha speso MacKenzie Scott, ex moglie di Jeff Bezos e di fatto co-fondatrice di Amazon. Una coppia storica finita nel 2019, quando Bezos ha sborsato 38 miliardi di dollari per il divorzio (sotto forma di azioni dell’azienda: oro colato, di questi tempi).

Dopo il divorzio, la beneficenza

Se l’ex marito ha deciso di spendere i suoi soldi per costruire razzi con cui visitare lo spazio, Scott sembra avere ben altri piani. L’intenzione della donna sembra quella di cambiare il mondo sfruttando l’enorme fortuna accumulata. Così, lo scorso 6 marzo Scott ha pubblicamente annunciato di voler dare “la maggioranza del suo patrimonio”, stimato attorno ai 58 miliardi, in beneficenza. Lei e Dan Jewett, insegnante di Seattle e suo nuovo marito, hanno firmato un ambizioso programma di donazioni e finanziamenti a società, aziende e Onlus meritevoli.

E i soldi stanno arrivando. Eccome. Con i suoi otto miliardi in un anno, la sua Foundation ha già superato gli sforzi della Bill and Melinda Gates Foundation e della Ford Foundation. Messe assieme. Un nuovo player che sta già dominando la scena della filantropia, con conseguenze rivoluzionarie.

A chi vanno i soldi di Scott

Una ricerca di Bloomberg ha cercato di ricostruire ciascuno di questi investimenti, che in totale sono 786. Impresa impossibile: l’agenzia ne ha trovati solo 375, per un totale di 4,3 miliardi di dollari. E gli altri? A quando pare non sono ancora stati resi pubblici da chi li ha ricevuti.

I numeri disponibile dicono comunque molto del progetto della Fondazione. Circa 1,6 miliardi sono andati a realtà che operano nel ramo educativo, ad esempio, specie quelle legate alle minoranze etniche. Un altro miliardo è andato a enti che danno vitto e alloggio a senzatetto. Quanto alle donazioni, non c’è un numero fisso. I prezzi variano, e di molto, andando dai 750 mila dollari ai 60 milioni. In mezzo, un mare di denaro, che la maggior parte di queste organizzazioni non si aspettava nemmeno di ricevere.

“Credevamo fosse una truffa”

Davvero. In alcuni casi, le email con cui la Foundation annunciava la sua donazione sono state etichettate come “tentativo di phishing” (una truffa) dal client di posta elettronica. In altri casi, si sono perse nella inbox, senza che il dipendente o lo stagista non se ne accorgesse. Ma c’è anche chi ha inizialmente pensato alla truffa. O allo scherzo. “Di solito queste cose succedono nei sogni”, ha detto Robert Vela del San Antonio College, che a maggio si è ritrovato con una donazione da 15 milioni di dollari.

Difficile dare torto a chi non ci ha creduto, almeno inizialmente. Del resto, è sempre meglio non fidarsi di chi ti promette soldi facili, specie se regalati. A quanto pare, però, se il mittente è MacKenzie Scott, però, le cose cambiano…