Le app di messaggistica più usate e quelle finite al “cimitero delle chat”

Le app di messaggistica hanno praticamente cancellato gli sms e quasi soppiantato le telefonate, rivoluzionando il modo in cui comunichiamo. Ma non tutte le applicazioni sono uguali, anzi. Ce ne sono alcune sulla cresta dell’onda e altre finite nel dimenticatoio, se non direttamente al… cimitero.

Le app di messaggistica più usate 

Quali sono le chat più usate in questo momento nel mondo? A molti la risposta verrà spontanea: su tutte, Whatsapp.

In effetti questa app di messaggistica istantanea sale di diritto sul podio più alto, con una popolarità schiacciante in Europa, Asia, America, Africa e Oceania. A seguirla, secondo un’indagine condotta nel luglio 2021 d1 respond.io sul numero di utenti attivi mensili, ci sono Facebook Messenger, WeChat (molto usata in Cina), QQ (anch’essa popolare in Cina) e Telegram (in crescita costante negli ultimi tre anni a livello globale).  In Europa, WhatsApp è l’app di messaggistica più popolare in Europa occidentale.

Avanza Telegram, che fa concorrenza a Facebook Messenger. In Paesi come Germania, Austria e Svizzera piace Signal, in Stati dell’Europa centrale come la Grecia o la Serbia è in ascesa Viber.

Il “cimitero delle chat”

Quali sono invece le chat di messaggistica che non sono decollate oppure che hanno avuto solo una veloce fiammata? Noi di True-News citeremmo innanzitutto varie app di messaggistica e comunicazione dell’universo Google, che hanno avuto tutte una storia turbolenta, senza riuscire mai a decollare davvero. Google Talk, per esempio, era un servizio di Voice over IP e di messaggistica istantanea offerto da Google, confluito il 15 maggio 2013 nella piattaforma Google Hangouts: di queso software di messaggistica istantanea e di VoIP sviluppato da Google è stata annunciata la chiusura nel 2021 e la migrazione su Google Chat per tutti gli utenti.

Anche Google Allo era un’app mobile di messaggistica istantanea sviluppata da Google per i sistemi operativi mobili Android e iOS: annunciata nel maggio 2016, è “defunta” nel marzo 2019.

Clubhouse, più che un’app di messaggistica, è un social network (basato sulla voce) ma la sua parabola è emblematica: dopo un boom durante la pandemia, che sembrava l’inizio di una rivoluzione comunicativa, è letteralmente scomparso dai nostri smartphone.

E che dire di Dust, ovvero “polvere”, nome scelto dall’app che promette di polverizzare i messaggi più segreti? Probabilmente è finita essa stessa finita sepolta sotto la polvere.

Threema, invece, è un software di messaggistica istantanea creato nel dicembre 2012, in cui tutti i messaggi vengono criptati end-to-end: non è richiesto un numero di telefono o altre informazioni che possano identificare gli utenti. Nel febbraio 2014, quando WhatsApp è stata acquistata da parte di Facebook, 200.000 nuovi utenti hanno scaricato Threema, spinti dai timori (infondati, perché i cittadini europei sono protetti dal Gdpr, il Regolamento generale per la protezione dei dati personali) riguardanti la privacy, ma a parte questa esplosione di interesse l’app non è decollata.

 

Anche Signal è un’applicazione di messaggistica istantanea centralizzata, che consente di effettuare chat e chiamate audio-video crittografate. Gli algoritmi che utilizza rendono sicure le informazioni scambiate e gli utenti di una chat possono verificare autonomamente l’identità dei loro corrispondenti confrontando i rispettivi codici di sicurezza, scongiurando così l’accesso alla conversazione da parte di utenti non autorizzati. Un po’ come Threema, ha avuto un momento di boom nel 2021, in vista dell’entrata in vigore della nuova politica di privacy di Whatsapp (basata su una maggiore condivisione dei dati degli utenti con Facebook): in molti l’hanno scaricata, ulteriormente spinti da alcuni tweet di Elon Musk in suo favore.

Ma poi tutto è tornato alla normalità (al dimenticatoio?).

Pure Wickr è un’app di messaggistica istantanea che vuole garantire la sicurezza e la privacy delle comunicazioni tra i suoi utenti grazie a una crittografia forte ed avanzata. Anche lei ha raccolto numerosi utenti in fuga da Whatsapp nel 2021, ma rimane complessivamente poco diffusa anche perché non è semplicissima da usare: l’interfaccia è solo in inglese ed è meno immediata rispetto ad altre applicazioni di IM, mentre le funzioni più importanti sono solo nelle versioni a pagamento.

Insomma, il desiderio di fuga da Whatsapp si manifesta spesso, con gli utenti che vanno alla ricerca di app di messaggistica che non siano troppo legate ai big del tech, un po’ come sta avvenendo anche per i social network (vedi i casi Mastodon e Friendica), ma l’app dal logo verde, di proprietà di Meta, rimane di gran lunga la più quotata.