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ChatGPT: cos’è, come funziona, come si usa, differenza con Bard, guerra Microsoft Google

ChatGPT

Perché dovresti leggere questo articolo? Probabilmente nelle ultime settimane hai sentito parlare di ChatGPT, la parola del momento. E’ il chatbot a intelligenza artificiale firmato Microsoft, a cui Google risponde con Bard. Un argomento di conversazione non solo per nerd, di cui ormai si discute al bancone del bar come a cena tra amici: noi di True-News ti spieghiamo di cosa si tratta, ti raccontiamo come funziona (lo abbiamo provato) e facciamo il punto su questa nuova guerra scoppiata tra i giganti del tech. Chi vincerà?

ChatpGPT: cos’è

Innanzitutto ChatGPT è l’acronimo di Generative Pretrained Transformer: si tratta di un prototipo di chatbot, basato sull’intelligenza artificiale e sul machine learning, specializzato nella conversazione con un utente umano. A svilupparlo è stata OpenAI, organizzazione no profit che si occupa di ricerca sull’Intelligenza Artificiale, che ha voluto creare un tema perché gli utenti potessero interagire in modo più semplice e fluido con GPT-3, il terzo modello di Generative Pre-Training (GPT) lanciato nel 2020, ovvero un sistema di produzione linguistica altamente evoluto.

Come funziona ChatGPT

GPT-3 e ChatGPT utilizzano il deep learning per generare testi simili a quelli che potrebbe produrre un essere umano, dalla traduzione linguistica alla scrittura creativa, oppure per produrre risposte simili a quelle che una persona potrebbe fornire durane un dialogo, per esempio nell’ambito di un servizio clienti.

ChatGPT: come si usa

Tutti possono provare a usare ChatGPT: basta collegarsi al sito chat.openai.com (attenzione: potrebbe risultare momentaneamente al massimo della capacità, quindi non accessibile) ed iniziare ad attivare un account gratuitamente, utilizzando la propria mail oppure l’account Google oppure Microsoft. Non stupitevi se il bot vi domanderà se voi siete un robot… simpatiche bizzarrie della tecnologia! A quel punto potrete chiedere di scrivere il testo desiderato, come abbiamo fatto noi di True-News, che abbiamo fatto elaborare a ChatGPT un articolo sulle elezioni regionali in Lombardia: qui vi raccontiamo come è andata (piccolo spoiler per i giornalisti che temono di restare senza lavoro: state tranquilli, non è ancora il momento di cedere la scrivania a un robot).

Qualche numero per capire quanto sia diffusa la nuova ChatGPT-mania? Il sistema è stato reso disponibile a tutti gratuitamente il 30 novembre 2022 e in soli 5 giorni ha raggiunto un milione di utenti, per superare poi a a gennaio i 100 milioni. E dire che Netflix per arrivare a un milione di utenti ci ha messo 3 anni e mezzo, Spotify 5 mesi ed Instagram 75 giorni…

Bard: cos’è e differenze con ChatGPT

Proprio pochi giorni fa, poi, c’è stato l’annuncio da parte di Google della presentazione del suo chatbot, Bard, che si presenta quindi come sfidante di ChatGPT: anche in questo caso siamo di fronte a un sistema di AI conversazionale, basato in questo caso sul sistema LaMDA (Language Model for Dialogue Applications), come ha spiegato il CEO Sundar Pichai. Non a caso il nome scelto dal colosso di Mountain View si traduce in italiano con bardo, parola che indica una sorta di poeta e narratore. Bard non è ancora disponibile per gli utenti che lo volessero provare – per ora l’accesso è possibile solo da parte di un gruppo di “tester” –, ma il suo rilascio è previsto per le prossime settimane. 

Guerra tra Microsoft e Google

La notizia dell’imminente nascita di Bard è stata data proprio nel momento in cui Microsoft ha invece annunciato la sua collaborazione con OpenAI:  l’azienda integrerà le funzionalità di ChatGPT all’interno del proprio motore di ricerca, Bing, puntando a dimostrare come si possa arrivare ad “un modo completamente nuovo di interagire con il web”. “La gara inizia oggi e noi ci muoveremo velocemente”, ha promesso Satya Nadella, ceo di Microsoft.

“Sebbene oggi Bing detenga solo il 9% circa del mercato della ricerca, l’ulteriore integrazione di questo strumento e degli algoritmi ChatGPT, unici nel loro genere, nella piattaforma di ricerca di Microsoft potrebbe determinare un importante spostamento di quote rispetto a Google”, è la previsione di Dan Ives, analista della società di servizi finanziari statunitense Wedbush Securities.

Secondo Michael Wooldridge, professore di informatica presso l’Università di Oxford, “nella ricerca sul web i browser saranno molto più bravi a capire che cosa stiamo cercando e a presentare i risultati in modo comprensibile, proprio come se chiedessimo la nostra domanda a una persona, anziché a una macchina”.

Questi nuovi chatbot ruberanno il lavoro a chi produce contenuti? Come ha già sperimentato True-News, per ora non è il momento di preoccuparsi. E’ vero, ci sono cose che sanno fare bene, come riassumere un testo ed estrarne i punti chiave, ma siamo ancora ben lontani dalla possibilità di sostituzione della mente umana: come altre innovazioni tecnologiche ormai avviare in altri campi, potranno essere uno strumento in più a disposizione dell’uomo, quello sì.