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Cosa deve fare il nuovo governo per l’innovazione

Serve un piano nazionale per gli investimenti sulla banda larga, sperando che la burocrazia non blocchi tutto.

Nel frattempo, si parla di nuovo governo e di Mario Draghi. Una volta chiarite le questioni delle alleanze e dei pesi tra partiti politici, ci piacerebbe vedere un piano per l’innovazione in questo Paese. In tal senso, ci permettiamo di dare qualche consiglio non richiesto, cominciando dalle connessioni e dalla banda larga. È quasi inutile dire come la penisola abbia un bisogno cronico di investimenti e progetti per l’installazione di connessioni veloci e sicure, in grado di unire città e campagna, uniformando il servizio dalla pianura agli Appennini. Per farlo non bastano però gli investimenti, o meglio: non solo quelli. Serve una strategia nuova, un ripensamento generale. Lo ha scritto anche Francesco Sacco, docente di management consulting all’Università Bocconi di Milano, chiedendo un “una riforma profonda e radicale” in grado di vincere sulla burocrazia.

La burocrazia

“Come mostra una ricerca commissionata da Asstel, – scrive Sacco – l’associazione che mette insieme tutte le imprese delle telecomunicazioni, per portare un’infrastruttura a banda ultralarga dallo stadio di semplice progetto a quello di progetto cantierabile in un comune rurale occorrono mediamente 6 permessi da enti diversi e circa 250 giorni; in Roma Capitale 5 permessi e tra 120 e 210 giorni.” Per quanto riguarda la rete mobile, invece, i permessi sono sette e i giorni d’attesa 210. E queste sono le medie. Il dramma è che i tempi burocratici, nella loro lunghezza, non rappresentano la fine di un progetto: sono infatti seguiti dall’esecuzione dei lavori e dal collaudo, una fase che “apre un ulteriore baratro di incertezze e ritardi dovuti a piccoli ricatti, inerzia, scarsa volontà di cooperazione, ignoranza, malcostume anche – purtroppo – di parti dello Stato rispetto a iniziative dello stesso Stato”.

Invece di citare tanti bei progetti e settori su cui puntare, ci limitiamo quindi a questo, vista la sua importanza basilare. Rimane l’impasse, però: come uscirne? Secondo Sacco, la risposta è la centralizzazione, la creazione di un’unica piattaforma nazionale per permessi, gare e progetti infrastrutturali. Senza di questa, l’ennesima pioggia di investimenti finirebbe bloccata nel solito collo di bottiglia della burocrazia italiana.

(Foto: Imgflip)