Zecche in Italia, allarme: perché e dove? La mappa delle zone a rischio

Zecche in Italia: l'Istituto Superiore di Sanità ha lanciato l'allarme e mette in guardia con un comunicato ufficiale.

Zecche in Italia: è allarme ed a lanciarlo è direttamente l’Istituto Superiore di Sanità. Ecco dove sono stati riscontrati i primi casi e dove possono diffondersi questi parassiti.

Zecche in Italia, allarme: perché e dove?

L’Istituto Superiore di Sanità fa sapere in una nota ufficiale del pericolo zecche in Italia: “Le zecche sono artropodi, appartenenti all’ordine degli Ixodidi. Si tratta di parassiti esterni, delle dimensioni che variano da qualche millimetro a circa 1 cm secondo la specie e lo stadio di sviluppo.

Le zecche sono diffuse in tutto il mondo e se ne conoscono circa 900 specie. In Italia sono note 36 specie di zecche raggruppate in 7 generi”.

L’Istituto Superiore fa sapere quali sono diffusi in Europa e in Italia: “Le zecche sono diffuse in tutto il mondo e se ne conoscono circa 900 specie. In Europa sono presenti la famiglia degli Ixodidi, o zecche dure per la presenza di uno scudo dorsale coriaceo e quella degli Argasidi o zecche molli, senza scudo.

In Italia sono note 36 specie di zecche raggruppate in 7 generi. Le zecche dure sono riunite nei cinque generi IxodesRhipicephalusHyalommaHaemaphysalisDermacentor, mentre le zecche molli (così dette perché sprovviste di scudo dorsale) sono annoverate nei due generi Argas e Ornithodoros. Queste ultime generalmente si nutrono sugli uccelli; la più comune in Italia risulta essere Argas reflexus detta anche “zecca del piccione”. Le specie più diffuse e rilevanti da un punto di vista sanitario sia in Italia che in Europa sono Ixodes ricinus (la zecca dei boschi), Rhipicephalus sanguineus (la zecca del cane), Hyalomma marginatum e Dermacentor reticulatus”.

La mappa delle zone a rischio

All’Ospedale Sacro Cuore Don Calabria di Negrar, in provincia di Verona, da inizio anno sono stati ricoverati ben 37 pazienti punti da zecche, 23 solo nel mese di maggio. Anche nei boschi e nelle montagne del Piemonte questi animali sarebbero sempre più numerosi.

La siccità e le alte temperature hanno favorito la loro diffusione prima dell’inizio dell’estate, ma la circolazione di animali selvatici nelle aree urbane ha fatto sì che le zecche si avvicinassero sempre più all’uomo.

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