Tommaso Cerno e la cocaina a domicilio: “Non c’entro, acquisti del mio ex”

Spunta il nome di Tommaso Cerno nell'inchiesta del traffico di droga a Roma, per acquisti di cocaina: "Estraneo ai fatti, era il mio ex"

Nell’inchiesta sul traffico di droga Roma sbuca il nome di Tommaso Cerno, per quattro consegne di cocaina a domicilio. Il senatore del PD non è indagato, ma appare negli atti dell’indagine a carico del gruppo di spacciatori arrestati nei mesi scorsi per la vendita di GBL, la cosiddetta droga dello stupro. Cerno nega ogni contatto con i pusher: “La ordinava il mio ex, io non so nulla”.

Tommaso Cerno, la cocaina a domicilio: “Il mio ex la ordinava quando non ero a casa”

Roma, avanza l’inchiesta sul traffico di droga che ha portato all’arresto di trentanove persone lo scorso Ottobre, e che vede indagata anche Claudia Rivelli, ex attrice e sorella di Ornella Muti. Negli atti delle indagini spunta fuori il nome di Tommaso Cerno, ex direttore de L’Espresso e senatore del Partito Democratico. Cerno non è tra gli indagati e non risulta aver avuto contatti diretti con gli spacciatori, Danny Beccaria e Clarissa Capone, che in diverse telefonate intercettate si riferiscono a lui come “il politico”.

Nel 2019 Capone avrebbe compiuto quattro consegne di cocaina a domicilio a casa del senatore, di cui una da 930 euro.

Cerno ha raccontato l’accaduto al Corriere della Sera, spiegando di essere estraneo ai fatti: “Tre settimane fa sono stato informato di questa vicenda e ho collaborato con i carabinieri. All’epoca ero fidanzato con un ragazzo che, evidentemente, aveva dei problemi. Io l’ho scoperto soltanto adesso. Quando non ero a casa è possibile che abbia ricevuto gli spacciatori presso la mia abitazione per farsi consegnare cocaina.

Io non ne sapevo nulla, né ho mai avuto rapporti con nessuno di loro. Quando mi hanno avvisato, i carabinieri mi hanno anche detto di informarli se ci fossero stati problemi, ma nessuno mi ha mai avvicinato. Ho voluto bene a questa persona e sono molto dispiaciuto per lui anche se la nostra storia è finita da tempo“.

Continua l’inchiesta, si indaga su due morti. Giudizio immediato per 30 imputati

Dopo il maxi-blitz dello scorso Ottobre, pochi giorni fa la procura ha ottenuto il giudizio immediato di oltre trenta degli imputati coinvolti nel caso. Il processo avrà inizio il prossimo 12 Aprile. La banda di pusher è sotto accusa, oltre che per il traffico di cocaina, per l’acquisto e la vendita di droghe sintetiche all’estero e sul dark web. Tra queste spiccano l’eroina sintetica, catinoni sintetici, benzodiazepine e soprattutto il GBL, la famigerata droga dello stupro.

Il pm Giulia Guccione ha di recente aperto un nuovo fascicolo per indagare sulle morti di un avvocato romano e di un diplomatico brasiliano. Entrambi gli uomini sono deceduti tra il 2019 e il 2020 per l’assunzione di GBL. Gli investigatori stanno tentando di trovare un collegamento tra i due morti e i pusher, per stabilire chi ha venduto loro la droga. Si aggiungerebbe quindi una nuova accusa a carico degli imputati: “morte come conseguenza di altro reato”.