Pensioni, quota 41 come funziona e perché rimane per ora solo un’ipotesi

Pensioni, quota 41 è una delle ipotesi al vaglio del nuovo governo e della nuova ministra del Lavoro Marina Calderone.

Pensioni, quota 41 è una delle ipotesi messe sul tavolo dal nuovo governo per evitare la conferma della legge Fornero. Tuttavia, l’esborso economico per nuove manovre sarebbe davvero notevole.

Pensioni, quota 41 come funziona

Il tema delle pensioni è molto caldo con l’insediamento del nuovo governo targato Meloni. L’ultima proposta sul tavolo per mettere da parte la la legge Fornero è la cosiddetta quota 41 per tutti. Questo significa che il paletto dell’età è fissato a 61, 62 e 63 anni.

 Di fatto, consentirebbe l’uscita dei lavoratori con un età superiore ai 60 anni e fino ai 66, oltre ad almeno 35 anni di contributi.

La quota 41 con 61 anni costerebbe 7,6 miliardi, mentre l’opzione 62+41 richiederebbe una spesa superiore ai 6 miliardi. Scende il costo per lo schema 63+41: circa 5 miliardi. La ministra del Lavoro, Marina Calderone, dopo l’incontro con le parti sociali: “Credo – ha detto – che 41 anni di contribuzione possa essere un numero di riferimento anche se è ancora presto per dire con quali condizionalità”.

Perché rimane per ora solo un’ipotesi

Visiti i grossi esborsi economici la quota 41 sarebbe valida e possibile solo per il 2023. Il presidente di Confindustria Carlo Bonomi  a Sportello Italia su Rai Radio1 a proposito delle pensioni ha detto: “Fare battaglie identitarie, questo non è il momento. Capisco la legittima aspirazione dei partiti che vogliono rispondere al loro elettorato, ma ci sarà tempo e modo. Oggi le risorse che abbiamo le dobbiamo concentrare sulle emergenze del Paese.

L’intervento non deve mettere in crisi i conti dell’Inps”.

Il presidente dell’Inps Pasquale Tridico non è d’accordo con la proposta della cosiddetta quota 41: “Le quote rigide, a mio parere – ha detto parlando con i giornalisti all’Università della Calabria a margine della presentazione del rapporto 2021 dell’Istituto – non aiutano nella direzione della flessibilità di cui il sistema pensionistico avrebbe bisogno. Bisognerebbe pensare ad una combinazione e ad un flessibilità che possa favorire le carriere instabili e i lavoratori fragili”.

 

 

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