Isole di plastica nel mondo: cosa sono, dove si trovano, come si formano

Isole di plastica nel mondo sono diventate diverse e sono ormai un disastro ambientali. Quali sono, dove si trovano e come hanno origine?

Isole di plastica nel mondo: cosa sono, dove si trovano e come si formano queste catastrofi ambientali che stanno uccidendo e modificando le forme di vita.

Isole di plastica nel mondo: cosa sono

8 milioni di tonnellate di rifiuti di plastica, in particolare, finiscono in mare. Spinti dalle correnti, vanno a concentrarsi in determinate zone, dove rimangono intrappolati in vortici acquatici, andando a creare dei veri e propri accumuli, conosciuti anche come isole di plastica.

Non si tratta certo di vere terre emerse, o di superfici calpestabili, ma proprio di un concentrato di rifiuti e detriti così denso ed esteso da sembrare un’isola.

Isole di plastica nel mondo: dove si trovano

Purtroppo sono diverse le isole di plastica che si sono formate nei grandi mari terrestri.

  1. Great Pacific Garbage Patch: chiamata anche “Pacific Trash Vortex”, la sua esistenza è nota già dagli anni ’80, ma la sua scoperta risale al 1997, quando il velista Charles Moore si trovò circondato da milioni di pezzi di plastica, durante una gara in barca dalle Hawaii alla California.

    Si trova nell’oceano Pacifico, tra la California e l’Arcipelago Hawaiano, e si sposta seguendo la corrente oceanica del vortice subtropicale del Nord Pacifico. Ha un’età di oltre 60 anni ed è l’isola di spazzatura più grande al mondo. Le sue dimensioni sono immense: si stima che potrebbe occupare dai 700 mila km2 fino ai 10 milioni di km2. In pratica quanto la Penisola Iberica, o gli Stati Uniti d’America. La concentrazione massima raggiunge un milione di rifiuti per km2, per un totale di immondizia che oscilla tra i 3 e i 100 milioni di tonnellate di rifiuti complessivi.

    Questa grande chiazza è composta prevalentemente da plastica, metalli leggeri e residui organici in decomposizione. Ma la plastica è l’elemento predominante.

  2. South Pacific Garbage Patch è stata scoperta recentemente al largo del Cile e del Perù, è grande 8 volte l’Italia. Ha una superficie che si aggira intorno ai 2,6 milioni di km2 e contiene prevalentemente microframmenti di materie plastiche.
  3. North Atlantic Garbage Patch è stata scoperta nel 1972, è la seconda isola più grande per estensione, (stimata sui 4 milioni di km2).

    È però famosa per l’alta densità di rifiuti: ben 200 mila detriti per km2. Viene mossa dalla corrente oceanica nord atlantica.

  4. South Atlantic Garbage Patch si trova tra l’America del Sud e l’Africa meridionale. Si estende per oltre 1 milione di km2 e viene mossa dalla corrente oceanica sud atlantica.
  5. Indian Ocean Garbage Patch anche se la sua esistenza era stata ipotizzata fin dal 1988, è stata scoperta nel 2010. Quest’isola si estende per più di 2 km, con una densità di 10 mila detriti per km2.
  6. Artic Garbage Patch è stata scoperta nel 2013, si trova nel mare di Barents in prossimità del circolo polare artico. È l’isola di plastica più piccola e più recente. I detriti che la compongono provengono dall’Europa e dalle coste del Nord America.

Isole di plastica nel mondo: come si formano

Le isole di plastica si formano da diverse situazioni: a partire dalle industrie che scaricano i rifiuti in mare, per caso o di proposito (illegalmente).

I rifiuti possono anche provenire da navi da pesca, navi porta-container, piattaforme petrolifere. Anche il turismo origina rifiuti. Ad esempio, chi frequenta la spiaggia, non sempre getta l’immondizia negli appositi contenitori. Invece, in città, la spazzatura gettata a terra può finire nel sistema di acqua piovana ed essere riversata in mare. In ogni caso, si stima che l’80% della plastica provenga da fonti terrestri.

Per di più, la produzione globale di materie plastiche continua a crescere e, di questa, gran parte finisce in mare.

Se le discariche non sono gestite adeguatamente, grandi quantità di questo materiale possono facilmente essere trascinate via dal vento o dall’acqua piovana. Altre fonti sono meno evidenti, come i pneumatici che si usurano, che lasciano sulle strade frammenti minuscoli, che poi finiscono nelle fognature.

Così come un contributo alla formazione di questo immenso tappeto di rifiuti è stato probabilmente dato anche dal Maremoto che ha colpito del Giappone del 2011. Tra le altre concause anche il rovesciamento di Container della navi cargo contenenti scarpe, giocattoli e altri beni prodotti principalmente in plastica. L’accumulo dei detriti presenti nel Pacific Garbage Patch, secondo le più importanti stime, è iniziato negli Anni ’80.

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