Chi sono i killer di Bucha: dalla Siberia il battaglione 51460

Chi sono i killer di Bucha: la tragedia umana inizia ad individuare dei colpevoli anche se non ci sono ancora conferme.

Chi sono i killer di Bucha: iniziano a circolare i primi nomi dei responsabili del massacro della cittadina di Kiev. Voci non ancora confermate e prontamente anche smentite dal Cremlino che continua a rigettare le accuse.

Chi sono i killer di Bucha

Bucha, cittadina di 30.000 abitanti satellite di Kiev, le forze ucraine in entrata hanno trovato corpi di civili uccisi gettati per strada ed esecuzioni di persone trovate con le mani legate dietro la schiena.

L’intelligence ucraina ha pubblicato l’elenco dei militari russi che erano di stanza a Bucha che secondo gli ucraini è stata oggetto del “peggior massacro in Europa dalla seconda guerra mondiale“. I nomi sarebbero quelli dei soldati russi che erano in servizio nella 64a brigata che ha occupato Bucha fino al 31 marzo.

Dalla Siberia il battaglione 51460

Sarebbe stato individuato come boia dei fatti terribili accaduti a Bucha Omurbekov Azatbek Asanbekovich. I reporter e volontari di InformNapalm hanno anche trovato e pubblicato via Telegram i dati del comandante dell’unità, rendendo noto anche l’indirizzo email e il numero di telefono di Asanbekovich.

Siamo riusciti a trovare anche l’indirizzo di casa del boia russo”, hanno scritto gli attivisti di InformNapalm.

Sempre secondo InformNapalm erano i militari dell’unità militare 51460 quelli ‘di stanza’ a Bucha: in alcune foto diffuse su Twitter si vedono i membri del battaglione sventolare anche una bandiera della repubblica di Sacha, o Jacuzia, che si trova nella Siberia orientale.

Al momento, il governo ucraino non conferme queste ipotesi di responsabilità mirate e intanto dalla Russia continuano ad arrivare le smentite sul massacro.

Il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov: “Respingiamo categoricamente tutte le accuse”, ha dichiarato nel corso di una conferenza stampa. Peskov ha sottolineato come siano state trovate segni di “manomissione dei video” e “falsi” nei filmati che le autorità di Kiev hanno presentato pubblicamente come prova del massacro commesso dalla Russia.

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