Live

Chi è Kasia Smutniak: ultimo film, vitiligine, compagno, Pietro Taricone

Chi è Kasia Smutniak, dall'ultimo film alla vita privata? E' un' attrice e modella polacca naturalizzata italiana

All’anagrafe Katarzyna Anna Smutniak è un’attrice e modella polacca naturalizzata italiana. Vediamo meglio chi è Kasia Smutniak (Photo credit Max Cardelli).

Chi è Kasia Smutniak

E’ nata il 13 agosto 1979 a Pila, in Polonia, figlia di un pilota dell’aeronautica polacca. E’ venuta via dal suo Paese a 15 anni ed è arrivata a Milano due anni dopo, nel pieno boom della Milano da bere. Ha iniziato la sua carriera come modella, ma non ha sofferto di anoressia come molte ragazze che lavorano in questo ambiente. “Ero arrivata a pesare 48 kg (è alta 1,73 metri), ma l’agenzia mi disse che era troppo, dovevo ingrassare, sono stata fortunata”, ha raccontato a Le Iene.

Kasia Smutniak ultimo film

Kasia Smutniak ha una lunga carriera alle spalle, tra cinema e fiction tv. Nel 2014 ha ricevuto il Nastro D’Argento come migliore attrice protagonista per “Allacciate le cinture”, nel 2016 il Nastro d’argento speciale per “Perfetti sconosciuti”, nel 2018 quello come migliore attrice non protagonista per “Loro”. Altri suoi film importanti sono “Nelle tue mani”, “Tutti contro tutti”, “Benvenuto Presidente!”, “Moglie e marito”. Per quanto riguarda il suo ultimo film, a novembre 2021 Kasia Smutniak è al cinema come protagonista di “3/19″, il nuovo film di Silvio Soldini, in cui interpreta il personaggio di Camilla. Una donna che lavora giorno e notte nella Milano dell’alta finanza, prigioniera di se stessa e delle proprie ferite. La sua vita cambia quando si ritrova coinvolta in un incidente.

Chi è il compagno di Kasia Smutniak

Dall’estate 2011 Kasia Smutniak è legata al produttore Domenico Procacci, da cui ha avuto un figlio, Leone, nato il 20 agosto 2014 a Roma. Sono sposati dal 16 settembre 2019. Lei nel 2004 ha avuto una figlia, Sophie, da Pietro Taricone.

Kasia Smutniak e Pietro Taricone

Kasia Smutniak ha avuto una lunga relazione con Pietro Taricone, “o guerriero” come lo avevano soprannominato nella prima e storica edizione del Grande Fratello. Si erano conosciuti sul set del film “Radio West” e dal loro rapporto è nata Sophie. Un grande amore interrotto tragicamente nel 2010 dall’incidente di paracadutismo in cui lui perse la vita. Nel decimo anno della scomparsa Kasia Smutniak lo ha ricordato in un’intervista a Vanity Fair: “Abbiamo fatto di tutto, ci siamo detti tutto. Avevamo litigato, ci eravamo lasciati, poi siamo tornati insieme. È stato proprio il paracadutismo a farci ritrovare. Noi ci siamo ritrovati, eravamo felici. Non potevamo darci più di così. (…) Non lo so come vivrò, ma almeno non ho rimpianti. Io so che in quel momento lui era felice… Prima di saltare mi ha mandato un bacio, facendo la faccia buffa, hanno riso tutti. Poi si è lanciato. Non si è reso conto di niente, è morto col sorriso in faccia. Io ero accanto a lui. (…) Se potessi scegliere un modo di morire, vorrei anch’io morire così: nel momento più felice della vita”.

Nel dicembre 2011 Kasia ha fondato la Pietro Taricone Onlus, associazione no-profit in memoria dell’attore. Il primo e importante progetto è stato la costruzione di una scuola nella regione settentrionale del Mustang, nel villaggio di Ghami in Nepal. Un posto legato a un ricordo speciale: “Quasi vent’anni fa io sono andata là con Pietro – ha raccontato in un’intervista a Freeda -. Volevamo fare un trekking e ci siamo persi. Abbiamo perso la cognizione del tempo e siamo rimasti là un mese.(…) Sulla strada del ritorno parlavamo tantissimo di fare qualcosa per quelle persone. (…) È in assoluto uno dei sogni che sono riuscita a realizzare”.

Kasia Smutniak e la vitiligine

Asia Smutniak soffre di vitiligine, malattia che ha deciso di mostrare sui social, senza filtri. “Mi è comparsa per la prima volta 7 anni fa, e all’inizio non l’ho presa per niente bene”, ha detto a Vanity Fair nel 2020. “È una malattia autoimmune che ha una fortissima componente psicosomatica. E così mi sono detta: posso combatterla con la volontà. Ma intanto mi creava tantissima insicurezza: mi truccavo le mani con il fondotinta anche solo per portare mio figlio all’asilo. Per guarire ho provato di tutto: prima sono andata dai medici e poi sono finita dai santoni”. Poi ha spiegato: “L’accettazione è arrivata un giorno all’inizio dell’estate. Improvvisamente mi sono visualizzata: ero in una strada, parlavo, avevo le braccia libere, non nascoste. Mi è piaciuta quell’immagine, macchie bianche comprese: ci ho visto della bellezza. Fino ad allora, ogni volta che visualizzavo me stessa, non vedevo mai le macchie. Da quel giorno le vedo e credo che non sarei più in grado di immaginarmi senza. Le mie macchie sono parte di me: da quando le ho accettate non ci faccio nemmeno più caso. L’unica seccatura della malattia è non poter prendere il sole, ma in compenso mi è venuta una pelle bellissima”.
.