Bella ciao: significato, origine e storia della canzone

Bella ciao è una canzone popolare italiana, simbolo della Resistenza partigiana. Ma quali sono storia e origini di questo brano?

Bella ciao è una canzone popolare italiana, simbolo della Resistenza partigiana, che ormai è entrata a far parte a pieno titolo nella cultura italiana. Questo inno partigiano si è diffuso, ad ogni modo, anche in alcune produzioni cinematografiche tanto da essere utilizzato anche all’interno della serie tv La Casa di Carta (quando “Il professore” Alvaro Morte a capo della banda di ladri la intona prima della rapina alla Banca di Spagna). Scopriamo la storia di Bella Ciao e le sue origini.

Bella Ciao: storia e origine

Le prime tracce di questa canzone popolare italiana risalgono all’800, ma la versione della canzone “partigiana” del brano è databile intorno agli anni ’50. Per quanto riguarda la sua storia, in particolare, non ci sono documentazioni che rimarcano che la canzone venisse cantata dai partigiani negli anni ’40. La prima pubblicazione del testo che oggi si è diffuso, come si legge su Wikipedia – è avvenuta nel 1953 sulla rivista La Lapa.

Secondo lo storico Cesare Bermani, la canzone Bella Ciao era cantata dalla Brigata Maiella che operava in Abruzzo. Nel giugno del 1944 il canto si diffuse pian piano anche in Emilia e al Nord, per poi essere conosciuto in tutto il mondo.

Il testo è stato pubblicato per la prima volta come oggi lo conosciamo su L’Unità nel 1957. La canzone ha poi iniziato a diffondersi soltanto dopo il Festival di Spoleto del 1964 e la stessa Associazione Nazionale Partigiani d’Italia (ANPI) iniziò a considerarla la canzone dei partigiani solo a guerra finita (circa vent’anni dopo).

Significato e polemiche su Bella ciao

Se da un lato la canzone è sempre stata vista come “simbolo della resistenza partigiana”, dall’altro è però vista considerata fonte di polemiche. I partiti di centrodestra e di destra italiani infatti, in linea generale, hanno sempre considerato questo brano troppo “rosso”, e quindi da collocare nella parte politica più “comunista”. A tal proposito, infatti, alcuni sindaci di centrodestra in passato ne hanno vietato il canto in occasioni della celebrazione della festa della Liberazione italiana, che cade annualmente il 25 aprile.

Il testo

“Una mattina mi son svegliato
o bella ciao bella ciao bella ciao, ciao, ciao
una mattina mi son svegliato
e ho trovato l’invasor.

O partigiano portami via
o bella ciao bella ciao bella ciao, ciao, ciao
o partigiano portami via
che mi sento di morir.

E se io muoio da partigiano
o bella ciao bella ciao bella ciao, ciao, ciao
e se io muoio da partigiano
tu mi devi seppellir.

Seppellire lassù in montagna
o bella ciao bella ciao bella ciao, ciao, ciao
seppellire lassù in montagna
sotto l’ombra di un bel fior.

E le genti che passeranno
o bella ciao bella ciao bella ciao, ciao, ciao
e le genti che passeranno
mi diranno che bel fior.

E questo è il fiore del partigiano
o bella ciao bella ciao bella ciao, ciao, ciao
e questo è il fiore del partigiano
morto per la libertà”.