Sabino Cassese: “Io Presidente della Repubblica? Avrei aperto il Quirinale”

L’ex ministro e giudice costituzionale racconta il suo libro “Intellettuali” all’interno della seconda puntata del podcast di True-News

“Se fossi stato eletto Presidente della Repubblica la prima azione che avrei fatto? Non ci avevo mai pensato. Restituirei il Quirinale alla nazione, portandolo fuori da quell’aura di regalità che lo avvolge, per renderlo un luogo aperto, quotidianamente a tutti”.

Così Sabino Cassese, già ministro e giudice costituzionale, oggi docente alla School of Government della Luiss e per ben tre elezioni presidenziali possibile candidato alla carica di Capo dello Stato, inclusa l’ultima ha confidato ai microfoni di “True Books”, il podcast di True-News dedicato ai libri in questa seconda puntata dedicata al suo saggio, “Intellettuali”, uscito nel novembre scorso ed edito da Il Mulino.

Da Dreyfus e Zola a Pier Paolo Pasolini: un viaggio nella figura dell’intellettuale moderno

Dall’affaire Dreyfus e dal “Manifesto degli intellettuali” promosso da Émile Zola il 14 gennaio 1898 all’«uno vale uno» e al ruolo degli influencer nel dibattito pubblico contemporaneo. Dai compromessi a cui scendono gli intellettuali italiani partendo dalle dichiarazioni fatte da Pier Paolo Pasolini a Enzo Biagi negli anni ’70 ai limiti dell’epistocrazia, ovvero il governo dei competenti.

Di questo e molto altro parla il docente e saggista in questa chiacchierata in cui descrive compiti, influenza, formazione e vizi dell’intellettuale di oggi, chiamato a reinventarsi senza tradirsi, ad essere critico essenziale, ma al contempo portatore di «ragionevoli speranze».
Ascolta “True Books – “Intellettuali” di Sabino Cassese” su Spreaker.

I mali della giustizia italiana secondo Sabino Cassese

E non manca di dire la sua anche sulla riforma della giustizia appena approvata dal Consiglio dei Ministri.

“Diversi sono i mali della giustizia italiana – stigmatizza Cassese -: l’idea sbagliata dell’autogoverno dei giudici che ha come strumento il Csm, il troppo frequente rapporto tra giustizia e amministrazione, quindi la non piena indipendenza della magistratura. Infine quelle che vengono chiamate le porte girevoli tra giustizia e politica”.

Rifacendosi allo “Spirito delle leggi” di Montesquieu e alla comparazione con la legislazione di altri Paesi, Cassese anticipa i contenuti del suo prossimo libro, “Il governo dei giudici” in uscita a marzo per Laterza e aggiunge: “Abbiamo milioni di cause pendenti e una giustizia non sollecita non è giustizia, come si dice nel mondo anglosassone.

Penso che risolvere i mali prima menzionati sia ciò da cui occorre partire per riuscire ad avere una giustizia veramente giusta”.

I vizi degli intellettuali italiani all’epoca dell’«uno vale uno»

Non solo i mali della giustizia. Nonostante i pregi e la funzione essenziale che possono avere, Cassese elenca anche i vizi degli intellettuali. “Gli intellettuali sono come il sale e lo zucchero: non si mangiano da soli, servono per salare o addolcire il cibo Se pensano di sapere tutto, commettono un grave errore”.

E a proposito del compito degli esperti in un’epoca segnata, come afferma lo scrittore statunitense Tom Nichols, dalla “morte della competenza”, non può non esserci quello della critica costruttiva, a metà strada tra l’utopista, il riformatore e l’educatore. Perché, se è vero che l’idea di un’epistocrazia, di un governo degli esperti come agognato dal politologo americano Jason F. Brennan in “Contro la democrazia”(Luiss, 2016) trova grossi limiti nella nostra Costituzione, un dibattito serio sulla ripartizione dei poteri e sulla rappresentatività dei partiti ormai liquefatti è quanto mai urgente.

L’intellettuale può essere influencer?

L’intellettuale non può stare a guardare dalla sua torre d’avorio, ma non può ridurre nemmeno la discussione a dei semplici tweet. Sabino Cassese non ha alcuna preclusione rispetto all’uso di internet per l’intellettuale contemporaneo, ma nutre qualche dubbio sul mezzo. “Non credo che ci siano delle limitazioni al ruolo degli intellettuali: può esserlo un sacerdote, un chirurgo, un virologo, un influencer, un giornalista, un romanziere, un filosofo.

Mi pongo solo un dubbio. I mezzi di trasmissione che adopera un influencer non sono tali da consentirgli quell’attività che l’intellettuale invece deve svolgere e che consiste nella capacità di argomentare. E difficilmente può farlo con un tweet”.

Jacques Prévert scriveva: “Non bisogna lasciar giocare gli intellettuali con i fiammiferi”. Ma forse nemmeno con tweet, post e reels.