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Trump minaccia di uscire dalla Nato

Trump minaccia di uscire dalla Nato

Donald Trump dice di stare “seriamente valutando” l’uscita degli Stati Uniti dalla Nato, definita una “tigre di carta, e lo sa anche Putin, tra l’altro”. A Keir Starmer, per cui l’Alleanza è “l’alleanza militare più efficace che il mondo abbia mai visto”, replica: il Regno Unito “non ha nemmeno una marina militare” e pensa solo ai “mulini a vento”.

Non è la prima minaccia: nel giugno scorso i membri si sono impegnati a spendere il 5% del Pil entro il 2035. Dopo il rifiuto di sostenere Usa e Israele in Iran, Trump parla di “test fallito” ed è “molto deluso”. Possibili ricadute sulle forniture a Kiev, dirottabili su altri fronti e sulle riserve del Pentagono.

L’uscita Usa colpirebbe sopratutto un’Unione che per decenni ha delegato la sicurezza. Per Federico Fabbrini, “L’Unione si era per così dire assuefatta alla pace”. La difesa resta frammentata: “la sicurezza nazionale resta di esclusiva competenza di ciascuno Stato membro” e le istituzioni Ue sono “costruite per tempi di pace”.

Il regolamento ASAP (2023), 500 milioni per un milione di munizioni in un anno, è “fallita clamorosamente”. Il Consiglio ha privato la Commissione “di qualsiasi potere effettivo per orientare l’industria della difesa, facendo esclusivo affidamento sulla buona volontà e cooperazione degli operatori di mercato, ha finito per compromettere gli obiettivi dell’ASAP”. L’impianto ha puntato sul mercato, affidandosi alla cooperazione degli operatori.

Con SAFE, approvato il 27 maggio 2025 e un tetto di “150 miliardi di euro”, arrivano solo “prestiti” che gli Stati “devono anche restituire con gli interessi”. In Polonia il Presidente ha posto il “veto alla richiesta” del Premier per “tensioni politiche”. La forza di reazione rapida da 5.000 uomini ha richiesto “3 anni” per essere formalizzata e non è stata impiegata. Pesano “gelosie nazionali”: il settore è “interamente escluso dal funzionamento del mercato interno” e i campioni nazionali “possono stabilire i prezzi che vogliono”, rendendo ancora più complessa l’azione comune. La cosidetta coalizione dei volenterosi (2 marzo 2025) per una “forza di rassicurazione” all’Ucraina è una “festa degli amici”: “Le decisioni prese in un consesso intergovernativo sono intrinsecamente fragili, il che le rende poco credibili nei confronti di paesi terzi”.

La Germania ha cambiato in un mese la Legge fondamentale per indebitarsi senza limiti sulla difesa; il cancelliere Friedrich Merz punta a mille miliardi in dieci anni e al “più potente esercito convenzionale europeo”. Per Fabbrini “Si tratta di uno dei cambiamenti di paradigma più storici nella storia tedesca del dopoguerra. Sia la velocità con cui è avvenuto che l’entità dell’espansione fiscale prevista ricordano la riunificazione tedesca”. Una strada solitaria rischia “profonde asimmetrie” e per Paesi come l’Italia un “ruolo minoritario”.