La Procura di Imperia ha esteso le indagini sulla morte della piccola Beatrice, la bambina di due anni deceduta il 9 febbraio a Bordighera. Oltre alla madre, Manuela Aiello, di 43 anni, risulta ora indagato anche il suo compagno, un uomo di 42 anni. Per entrambi l’ipotesi di reato formulata dagli inquirenti è di omicidio preterintenzionale. L’iscrizione del convivente della donna è un atto dovuto per consentire il compimento di accertamenti irripetibili. La magistratura intende ricostruire con esattezza i movimenti e le responsabilità di chiunque avesse in custodia la minore nelle ore precedenti il decesso.
La dinamica del decesso e i primi rilievi
Il dramma si è consumato nell’abitazione di via Arziglia. I soccorsi del 118 sono intervenuti tempestivamente ma non hanno potuto evitare il decesso. Beatrice è morta per una grave crisi respiratoria culminata in un arresto cardiaco. La madre ha inizialmente riferito di una caduta accidentale avvenuta nei giorni precedenti mentre la bambina giocava. Tuttavia, l’ispezione esterna eseguita dal medico legale ha smentito questa ricostruzione. Sul corpo della vittima sono stati rinvenuti lividi, ecchimosi e segni di traumi diffusi. Tali lesioni sono state giudicate incompatibili con un evento fortuito e sembrano provocate da percosse o dall’uso di oggetti contundenti.
Le misure cautelari e il contesto familiare
Il Giudice per le indagini preliminari non ha convalidato il fermo della madre per una questione tecnica legata ai tempi del provvedimento, ma ha contestualmente disposto la custodia cautelare in carcere. Il rischio di inquinamento delle prove ha spinto il GIP a mantenere la donna in stato di detenzione presso il carcere di Genova Pontedecimo. Il contesto familiare appare segnato da forti tensioni. Manuela Aiello era impegnata in una difficile controversia legale per l’affidamento delle figlie. Testimonianze raccolte dagli investigatori, tra cui quelle della nonna paterna, descrivono la donna come una persona dal carattere aggressivo.
L’attesa per l’esame autoptico
L’indagine della Procura, coordinata dal procuratore Alberto Lari, attende ora un passaggio fondamentale. Lunedì 16 febbraio verrà conferito l’incarico per l’autopsia. L’esame necroscopico dovrà stabilire il nesso di causalità tra le lesioni esterne e l’insufficienza respiratoria che ha ucciso la bambina. Gli inquirenti cercano risposte sulla natura dei colpi ricevuti e sull’eventuale ritardo nel richiedere assistenza medica. Solo i risultati dell’autopsia potranno confermare se i traumi siano stati inflitti volontariamente o se esistano altre concause cliniche.
