Lunedì, il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha annunciato una tregua di cinque giorni con l’Iran e il conseguente rinvio di nuovi attacchi contro le infrastrutture energetiche iraniane. Questo annuncio ha prodotto immediatamente una reazione sui mercati internazionali dell’energia. In particolare, il prezzo del petrolio Brent è risalito oltre i 100 dollari al barile, recuperando dopo un crollo superiore al 10% avvenuto poche ore prima.
Teheran denuncia: “Attacchi statunitensi-israeliani su Isfahan e Khorramshahr”
Nonostante le dichiarazioni di Trump, Teheran ha affermato che la notte successiva «attacchi statunitensi-israeliani» avrebbero colpito infrastrutture legate al gas nella provincia di Isfahan e nella città sud-occidentale di Khorramshahr. Secondo quanto riportato, a Isfahan sarebbero stati danneggiati un edificio dell’amministrazione del gas naturale e una stazione di riduzione della pressione del gas, con ripercussioni anche su abitazioni civili circostanti. A Khorramshahr, invece, sarebbe stato preso di mira un gasdotto collegato a una centrale elettrica.
Volatilità energetica: il Qatar stima cinque anni per le riparazioni
L’impatto sul mercato petrolifero è stato immediato: il Brent ha registrato un rialzo del 2,9% fino a 102,84 dollari, mentre il West Texas Intermediate è salito del 3,5%, arrivando a 91,20 dollari. Tuttavia, non solo il settore petrolifero ha risentito della situazione: i future europei sul gas naturale sono diminuiti martedì, attestandosi intorno a 55,7 euro per MWh, dopo un periodo di forte volatilità. Il mercato, infatti, rimane condizionato sia dalla sostanziale chiusura dello Stretto di Hormuz, che limita i flussi di greggio e gas naturale liquefatto (GNL), sia dagli attacchi iraniani che, di recente, hanno ridotto del 17% la capacità di esportazione di GNL del Qatar.
Sahdev (analista) analizza i flussi: “Una situazione sicuramente anomala sui mercati”
Pochi minuti prima che Trump annunciasse ufficialmente la tregua, si sono verificati movimenti anomali nelle contrattazioni sui mercati petroliferi. Tra le 6:49 e le 6:50 ora di New York – circa quindici minuti prima del messaggio di Trump su Truth Social – sono stati scambiati quasi 6.200 contratti future sul Brent e sul WTI, per un valore nominale stimato in 580 milioni di dollari. Un’operazione che, secondo l’analista Mukesh Sahdev, costituisce una «situazione sicuramente anomala», caratterizzata da transazioni molto superiori alla media di quell’ora. Contemporaneamente, i future sull’indice S&P 500 hanno conosciuto un marcato aumento dei volumi.
Ghalibaf (parlamento iraniano) accusa: “Notizie false usate per uscire dal pantano”
La successione degli eventi ha portato a sospetti di insider trading, ovvero l’ipotesi che alcune operazioni possano essere state effettuate sulla base di informazioni riservate prima dell’annuncio pubblico. Il presidente del parlamento iraniano, Mohammad-Bagher Ghalibaf, ha parlato di «notizie false utilizzate per manipolare i mercati finanziari e petroliferi e per uscire dal pantano in cui sono intrappolati Stati Uniti e Israele». La Casa Bianca ha dichiarato, tramite il portavoce Kush Desai, che «non tolleriamo che alcun funzionario tragga profitto illegalmente da informazioni riservate» e che ogni accusa in tal senso è «priva di fondamento».
Scorte UE al limite e incognita tregua: il rischio energetico resta alto
Intanto, la volatilità dei mercati e il quadro geopolitico restano altamente incerti. Secondo QatarEnergy, le riparazioni alle strutture danneggiate in Qatar potranno richiedere fino a cinque anni. Con le scorte europee di gas significativamente esaurite durante l’inverno, permane il rischio che la regione possa incontrare difficoltà a rifornirsi nei prossimi mesi, soprattutto in presenza di interruzioni prolungate e di una crescente competizione asiatica per il GNL. Rimane difficile da confermare l’effettiva tenuta della tregua e la reale portata dei danni provocati dagli attacchi
