di Fabio Massa
E’ uscita la nuova puntata di “Frontale”, newsletter di Fabio Massa con riflessioni (su Milano e non solo), inside e racconti di quello che accade in città. Ci si può iscrivere qui: https://frontale.substack.com
Hoepli non ha alcun bisogno di presentazioni, essendo uno degli orgogli dell’editoria milanese. Forse perché è riuscita nell’impresa di mettere insieme la “praticità” dei primi manualetti alla grande cultura che ha prodotto nella sua storia. Per questo è nel cuore di Milano: pratica, ma intellettuale. Hoepli è in liquidazione.

I dipendenti sono ovviamente preoccupati, e la loro preoccupazione si è riverberata sulla città. E’ giusto, perché Hoepli è parte della storia di Milano. Ma è un problema dei milanesi? Su questo è lecito avere qualche dubbio. Perché le aziende, come abbiamo già avuto modo di scrivere , non sono “patrimonio della città”, come purtroppo molto retoricamente si dice. Non lo sono affatto. Sono patrimonio degli azionisti. Che possono scegliere se andare avanti a metterci i soldi, se è conveniente tenere aperte le aziende per ottenere gli utili che ritengono congrui, oppure possono decidere di chiudere tutto. E’ qualcosa che fa dispiacere sentirsi dire, ma è così.
Detto questo, scaricando il bilancio della casa editrice, emergono molte cose interessanti. Anticipiamo qualche conclusione: la Hoepli sta male ma non malissimo, se non fosse che i soci litigano in modo mostruoso. Vediamo i numeri. Nell’ultimo anno sono calati i ricavi, da 32 milioni 294mila a 29milioni e mezzo. Però sono calati di più i costi: di ben quattro milioni. La perdita è importante ma non incredibile: quasi un milione l’anno (non 200mila al mese come dice qualcuno…). Ma non è una perdita “strutturale”. Anzi, la società ha operato dei bei risparmi nell’ultimo anno. Quel milione che manca al pareggio è più che altro dovuto al fatto che il socio di maggioranza, la SEF Spa, si è fatta ripagare un prestito da un milione che aveva fatto alla Hoepli. Iniziamo a ragionare: il socio di maggioranza si fa ridare un milione. E poi, vota la liquidazione. Chi è il socio di maggioranza? La SEF Spa con il 49 per cento (ma anche la Finedit, che ha il 13 per cento), è in mano a Barbara, Matteo e Giovanni Hoepli. L’ultimo terzo restante è invece in mano a Giovanni Nava, figlio di Bianca Hoepli.
RIASSUMENDO: 67% vs 33% → GUERRA → LIQUIDAZIONE
Ora, tra i due rami della famiglia (Barbara-Matteo-Giovanni vs Giovanni Nava) corre un sangue pessimo. Tanto per dirne qualcuna: l’avvocato dei tre cugini fa mettere a verbale “come sia stato proprio a causa dell’escalation di insubordinazione sua e dei suoi delegati che si è deciso di ammettere in assemblea un solo delegato come prevede la legge”. Giovanni Nava, parlando con Il Giorno ha spiegato di aver rifiutato 10 milioni per vendere le sue quote, e di voler agire per tutelare la Hoepli. Difficile capire chi ha ragione. C’è però un pezzo del verbale che pare illuminante: Nava chiede al direttore generale Bonfardeci “quando è previsto il raggiungimento di un EBITDA positivo”. E Bonfardeci risponde: “Secondo i piani, sarà positivo alla fine del 2027”.

Torniamo all’inizio: è cosa certa che Hoepli sia dei suoi soci, ancorché litigiosi. Ma viene da chiedersi: perché mettere in liquidazione una società che nel giro di un anno sarebbe tornata in utile? Forse per cambiarne l’assetto societario? Se così fosse, semplicemente Hoepli non sta morendo, così come qualcuno ha voluto far credere – anche sui giornali. Ma sta passando di mano: da un cugino all’altro, per la precisione. (Con contorno di liti giudiziarie che – è facile prevedere – dureranno almeno 10 anni…)

