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Cosa c’entra il referendum sulla giustizia con le elezioni del sindaco di Milano

Cosa c’entra il referendum sulla giustizia con le elezioni del sindaco di Milano

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Cosa cambierà nella corsa per le Comunali 2027 a Milano quando sarà noto il verdetto del referendum sulla Giustizia? Ed in particolare se vincesse il no quali conseguenze ci sarebbero nell’uno e nell’altro campo? A questa domanda hanno risposto per Frontale due sondaggisti, Maurizio Pessato di Swg e Renato Mannheimer di Eumetra

Pessato (Swg): “Se il centrosinistra sbaglia candidato, giochi ancora aperti”

“Il punto chiave per le prossime elezioni comunali a Milano è e resta la scelta dei candidati sindaco”, spiega Pessato, vice-presidente di Swg. “Ma è chiaro che una vittoria del SI al referendum confermativo sulla giustizia darebbe più forza al centrodestra aumentando le chance di vittoria. Anche se poi, ribadisco, a contare sarà il candidato. Al contrario, un successo del NO alla separazione delle carriere e all’Alta Corte il 22-23 marzo – anche se il governo Meloni andrebbe avanti comunque – creerebbe tensioni nella maggioranza di centrodestra indebolendola anche per il voto a Milano. Fermo restando che se anche vincesse il NO al referendum e poi il centrosinistra, favorito al momento, dovesse sbagliare completamente candidato i giochi sarebbero ancora aperti”, conclude Pessato.

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Mannheimer (Eumetra): “I cittadini non stanno con chi perde”

Secondo Mannheimer, partner dell’istituto demoscopico Eumetra, il referendum sulla giustizia del 22-23 marzo “non inciderà moltissimo sull’esito delle elezioni comunali a Milano. Anche se va sottolineato che un eventuale successo del NO alla riforma del governo e della maggioranza di centrodestra darebbe maggiore vigore a tutto l’elettorato di centrosinistra da Nord a Sud, compreso quindi anche il capoluogo lombardo. E quindi una bocciatura della riforma del ministro Nordio darebbe vigore al centrosinistra, già favorito a Milano, facendo scivolare l’elettorato verso quella parte politica. I cittadini, di solito, stanno con chi vince e non con chi perde”, conclude Mannheimer