La giornata di ieri è stata segnata da un lungo colloquio telefonico – durato oltre un’ora – tra il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, e il presidente russo Vladimir Putin. L’incontro telefonico ha avuto come tema centrale il conflitto in Medio Oriente, nello specifico la guerra in corso in Iran, e la situazione sul fronte ucraino. Secondo quanto riferito da fonti ufficiali, la conversazione sarebbe stata “costruttiva e aperta”, la prima tra i due leader da circa due mesi.
Stando alle dichiarazioni diffuse, Putin avrebbe invitato Trump a trovare una soluzione diplomatica ai conflitti in atto: “Il successo dell’avanzata delle truppe russe in Donbass dovrebbe incoraggiare Kiev a risolvere il conflitto attraverso i negoziati”. Al centro della discussione anche la possibilità di intensificare la pressione su Kiev affinché si arrivi a un nuovo round di colloqui, dopo i recenti rinvii dovuti all’aggravarsi della crisi iraniana.
Trump: “La guerra finirà presto”. Calo del prezzo del petrolio
Nel corso di varie conferenze stampa, Donald Trump ha cercato di rassicurare tanto i mercati quanto l’opinione pubblica americana: “La guerra finirà presto, molto presto” ha affermato il presidente, aggiungendo però che non sarà “questa settimana”. Trump ha sottolineato come gli Stati Uniti siano più determinati che mai a “ottenere la vittoria finale che porrò fine una volta per tutte a questo pericolo di lunga data”, facendo esplicito riferimento alla Repubblica islamica dell’Iran.
Trump ha inoltre evidenziato le operazioni militari condotte in Iran, dichiarando che “le forze aeree americane hanno decimato le capacità militari del paese”. Secondo il presidente americano, “l’Iran non ha più marina militare e aeronautica, non hanno più equipaggiamento antiaereo. È stato tutto fatto saltare in aria”.
L’effetto delle dichiarazioni di Trump si è avvertito immediatamente sui mercati: il prezzo del greggio è sceso sotto i 100 dollari al barile, una soglia significativa dopo le impennate dei giorni precedenti, e in seguito anche sotto i 90 dollari. Questo dato è particolarmente rilevante in vista delle imminenti elezioni di Midterm negli Stati Uniti, dato che gli analisti sottolineano come una crescita eccessiva dei prezzi energetici possa pesare sui consensi del Partito Repubblicano.
Le minacce a Teheran e il ruolo degli USA nello Stretto di Hormuz
Nel corso delle sue dichiarazioni, Trump ha emesso un monito chiaro nei confronti di Teheran: “Se l’Iran dovesse attaccare navi sotto la protezione degli Stati Uniti in transito nello Stretto di Hormuz – che rappresenta un vero e proprio collo di bottiglia nel commercio energetico globale – li colpiremo così duramente che non sarà possibile né per loro né per chiunque altro li aiuti recuperare quella parte del mondo”. La Casa Bianca ha ribadito la possibilità di scortare le petroliere attraverso lo Stretto per garantire la continuità delle forniture.
Parallelamente, l’amministrazione americana sta valutando il rilascio di petrolio dalle riserve strategiche insieme agli altri Paesi del G7, e nelle scorse settimane ha già concesso una deroga di 30 giorni alle sanzioni contro la Russia, permettendo all’India di acquistare greggio già stoccato sulle navi.
Conseguenze politiche negli Stati Uniti
La gestione del conflitto iraniano e delle sue ripercussioni economiche è strettamente legata alla situazione interna degli Stati Uniti. Donald Trump è consapevole che i rincari energetici possano rappresentare un rischio significativo in termini di consenso in vista delle elezioni di Midterm. Al tempo stesso, la guerra in Iran appare impopolare secondo i principali sondaggi, che indicano come la maggioranza degli americani non la sostenga.
Nel dibattito politico, i Democratici sottolineano come le scelte di Trump su dazi e politica estera abbiano reso “la vita meno accessibile per molti americani”. I combattimenti, giunti ormai al decimo giorno, si protraggono senza che sia “chiaro quanto a lungo possano durare”.
Tra le strategie messe in campo da Washington, si nota anche un allentamento delle sanzioni riguardanti il petrolio, allo scopo di calmierare i prezzi. “Rimuoveremo le sanzioni finché la situazione non si risolverà”, ha affermato Trump, citando anche le recenti consultazioni con il presidente cinese Xi Jinping.
La riapertura dei rapporti diplomatici tra Russia e Stati Uniti
La telefonata tra Trump e Putin, definita “buona” dallo stesso Trump, sembra aver riaperto la possibilità di “contatti regolari” tra i due leader. Se da un lato Mosca ha ribadito la necessità di una “partnership affidabile” con la nuova Guida Suprema iraniana, dall’altro ha insistito su una rapida “soluzione diplomatica” anche in Ucraina.
Tuttavia, allentare le sanzioni contro Mosca potrebbe provocare dilemmi strategici e complicare gli sforzi degli USA per privare la Russia degli introiti necessari a sostenere le proprie campagne militari, una questione ancora aperta e senza risposta definitiva, come sottolineano fonti ufficiali.
