Il Governo guidato da Giorgia Meloni avvia la fase cruciale della campagna per il referendum costituzionale sulla giustizia. La strategia comunicativa della Presidenza del Consiglio mira a isolare il quesito tecnico dalle dinamiche di partito, nel tentativo di evitare che il voto assuma i tratti di un giudizio sull’operato dell’esecutivo. Palazzo Chigi monitora i flussi dell’affluenza alle urne, dato ritenuto determinante per la validità politica della consultazione. La linea operativa prevede un appello diretto al merito della riforma.
I sondaggi e l’incognita dell’affluenza
Le rilevazioni statistiche più recenti descrivono un panorama di forte incertezza elettorale. Con una partecipazione stimata al di sotto del 50%, i dati indicano una leggera prevalenza dei contrari alla riforma. Qualora l’affluenza dovesse superare la soglia del 55%, il fronte del “Sì” risulterebbe invece in vantaggio. Giorgia Meloni concentra la propria azione sul bacino degli elettori indecisi, stimato oltre il 40%, la cui scelta finale determinerà l’esito della consultazione prevista per la primavera 2026.
La strategia per il consenso
Il piano d’azione della maggioranza punta a illustrare i vantaggi pratici della separazione delle carriere e della riforma del CSM. La narrazione governativa evita la personalizzazione del voto, focalizzandosi sulla necessità di superare le lungaggini burocratiche del sistema giudiziario. La premier ha impartito direttive per una comunicazione istituzionale sobria, volta a presentare la riforma come uno strumento di modernizzazione del Paese, slegato dalle appartenenze ideologiche.
Tensioni con il potere giudiziario
Il percorso verso il voto è segnato dal confronto serrato con l’Associazione Nazionale Magistrati. Le critiche rivolte da alcuni esponenti di governo all’attivismo di certi settori della magistratura hanno alimentato il dibattito pubblico. Le opposizioni denunciano il rischio di una deriva autoritaria e di una lesione dell’autonomia giudiziaria. La sfida per Giorgia Meloni consiste nel gestire queste tensioni senza permettere che il conflitto con i giudici diventi il tema centrale della campagna referendaria.
La scommessa sulla stabilità
La stampa internazionale osserva con attenzione la mossa della premier, definendola la scommessa più alta dall’insediamento a Palazzo Chigi. Nonostante le rassicurazioni sulla tenuta della legislatura in caso di sconfitta, l’esito del referendum peserà sugli equilibri di potere interni alla coalizione. Giorgia Meloni intende capitalizzare il proprio consenso personale per approvare una riforma strutturale, cercando al contempo di blindare la stabilità del governo in vista della scadenza naturale del mandato.
